da Francesca Maria Aceti | Ago 9, 2021 | Apparato urogenitale, Microbiota
La CISTITE è una forma di infiammazione della vescica ed è la più frequente nelle donne tra le infiammazioni dell’apparato urinario.
Addirittura, per il 30% rappresenta un problema ricorrente (ovvero che si ripresenta nel tempo), mentre si stima che ogni donna abbia comunque sperimentato almeno una volta nella vita un episodio di cistite.
Da notare che “cistite” è il nome generico dell’“infiammazione” riferita alle vie urinarie e non è sinonimo di “infezione”, anche se comunemente le due condizioni vengono associate.
È proprio questa infiammazione a causare la comparsa di sintomi fastidiosi, come:
- malessere e peso a livello pelvico,
- bruciore,
- aumento della frequenza urinaria,
- senso di irritazione locale,
- dolore.
Le cistiti sono tutte uguali?
Le cistiti non sono tutte uguali e possiamo innanzitutto suddividerle in due gruppi:
- NON BATTERICA, ovvero un’infiammazione senza infezione, come ad esempio la cistite interstiziale;
- BATTERICA, che invece è la più comune.
A loro volta, anche le cistiti batteriche non sono tutte uguali ed è per questo che, in genere, un approccio integrato e specialistico può aiutare ad identificarle in modo corretto, per risolvere il problema in maniera definitiva.
Le cistiti batteriche a loro volta si classificano in:
- Acute: che insorgono rapidamente e portano ad una sensazione di malessere. Anche se compare velocemente, con altrettanta rapidità può andare incontro a risoluzione in breve tempo, purchè trattata con il corretto antibiotico.
- Croniche: La durata è ovviamente più lunga e il quadro generale, in questo caso, risulta più sfumato, a volte assente.
- Complicate: vengono così definite le cistiti in soggetti fragili o in presenza di fattori di rischio (diabete, immunodepressione, neonati, gravide, malati neurologici, pazienti con catetere).
- Non complicate: si presentano in soggetti “normali”, ovvero senza malformazioni o altre patologie delle vie urinarie, ad esempio.
- Batteriuria asintomatica: questa forma di cistite si caratterizza per la presenza di batteri nelle urine, ma non manifesta alcun segno/sintomo. Generalmente il riscontro avviene in maniera casuale, durante l’osservazione di analisi effettuate per qualche altro motivo.
La batteriuria asintomatica non rappresenta un grosso problema: non va infatti trattata (se non in soggetti a rischio, come nel caso delle infezioni complicate) e non è necessario neanche monitorarla.
Forse sembrerà strano, ma sono proprio le linee guida a sconsigliare l’esame delle urine in assenza di sintomi, come “controllo” generale.
In fondo, con i batteri ci si può convivere: basti pensare che sono presenti in ogni distretto del nostro organismo!
I batteri che abitano il nostro corpo: la lotta tra i “buoni” e i “cattivi”
Tra microorganismi benefici e quelli patogeni si viene a creare un ecosistema sul nostro corpo capace di autodeterminarsi in uno stato di equilibrio.
In pratica, le specie microbiche (“MICROBIOTA”) convivono in uno stato di quiete che assume un nome specifico: si parla di “EUBIOSI”.
In questa situazione, dove tutto è “sotto controllo”, il microbiota contraccambia l’ospitalità che gli concediamo, svolgendo delle funzioni per noi molto importanti:
- collabora al corretto svolgimento delle funzioni vitali;
- ci difende dalle specie patogene che potrebbero intrufolarsi dall’esterno;
- ci protegge anche dal sopravvento di alcuni microrganismi residenti piuttosto che altri, che vengono tenuti a bada numericamente.
Quando, invece, per qualche motivo si crea una “breccia” nel sistema, allora le specie patogene riescono ad avere la meglio.
Nel caso della cistite, gli agenti eziologici sono per lo più specie residenti nell’intestino che vanno ad occupare l’apparato urinario che, di fatto, non è il loro ambiente naturale, ma è pur sempre un distretto appetibile dove moltiplicarsi e prosperare.
I principali responsabili di questa “invasione” sono: Escherichia coli, ma anche Proteus mirabilis e Klebsiella spp (enterobacteriacee), Pseudomonas aeruginosa, vari Enterococchi, Staphylococcus saprofiticus.
Come si sviluppa una cistite batterica
spiegato in 4 semplici step
Di seguito i passaggi che portano allo sviluppo di una cistite batterica:
- Si ha una modificazione delle popolazioni batteriche a livello intestinale, i patogeni aumentano di numero e si passa al cosiddetto stato di DISBIOSI.
- L’aumento numerico porta ad una maggiore probabilità di diffusione per contiguità. I batteri riescono così a colonizzare l’area urogenitale esterna e l’ambiente vaginale.
- A livello intestinale, la disbiosi altera il passaggio di sostanze attraverso la mucosa. L’intestino diventa “permeabile” (leaky gut syndrome) e anche i batteri e le loro tossine riescono ad attraversare più facilmente.
- Sempre per contiguità, i batteri arrivano all’ingresso delle vie urinarie e le risalgono. Questo movimento è reso possibile dai pili (protuberanze filiformi che i batteri usano per muoversi ed aderire), che hanno affinità per le cellule della mucosa urinaria (dette UROTELIO). Si stabiliscono a questo punto in vescica, dove continuano a moltiplicarsi. L’arrivo degli invasori provoca la risposta dei tessuti e dell’organismo, l’attivazione delle difese immunitarie e l’infiammazione.
Qual è la conseguenza di tutto questo?
In genere, se l’invasione è poco massiccia, l’organismo è in grado di guarire da solo.
In caso contrario, sarà necessario intervenire con l’aiuto di antibiotici ed integratori mirati.
Ma non sempre è sufficiente: infatti nel tempo e con il ripetersi degli “arrivi” batterici, alcuni ceppi capaci di creare reservoir infettivi nella cellula ospite, proteggendosi proprio nella vescica dall’azione di farmaci e integratori. Sono, poi, in grado di riprendere l’attività nel momento in cui il paziente ha terminato le cure.
Questa è la causa delle cistiti ricorrenti.
Perchè alcune persone sono più soggette a cistite di altre?
Ora che abbiamo visto il meccanismo, possiamo ragionare sui fattori predisponenti, che rendono alcune persone più sensibili allo sviluppo di infiammazioni delle vie urinarie.
- Sesso femminile: per motivi anatomici la contiguità è assicurata e l’uretra è breve, quindi il percorso di accesso dei batteri patogeni risulta facilitato.
- Attività sessuale precoce o “varia”.
- Pregresse infezioni o madri con infezioni.
Questo fattore va ad indicare una componente ambientale e probabilmente genetica. Sembra che alcuni soggetti, infatti, abbiano una mucosa urogenitale con migliori caratteristiche adesive per i batteri o con meno difese di superficie. Tali individui vengono definiti “non secretori”, poiché possiedono una componente superficiale dei tessuti più scarna e quindi presentano dei siti di attacco più in vista per i batteri.
- Malformazioni o ostruzione delle vie urinarie, prolasso delle pareti vaginali, traumatismi, patologie neurologiche che possano causare incompleto svuotamento vescicale.
- Diabete, immunodepressione, alterazioni locali dei tessuti e a livello vaginale (radioterapia, utilizzo di contraccettivi di barriera, cambiamenti ormonali con la menopausa, per esempio).
- Alterazioni a livello intestinale, stitichezza, diarrea, svuotamento incompleto.
Come si tratta la cistite?
È sicuramente buona norma rivolgersi al medico che saprà consigliare il trattamento più opportuno in base al quadro generale, tenendo conto di tutti i fattori coinvolti.
Spesso, le pazienti che sperimentano episodi di cistite ricorrenti iniziano a curarsi autonomamente, utilizzando disinfettanti o antibiotici che molte volte hanno la funzione di dare un sollievo immediato ma momentaneo.
Il problema è che magari decidono di ripetere a propria discrezione queste cure – non sempre corrette – anche per anni, creando i presupposti per uno squilibrio che si trasforma in un vero e proprio circolo vizioso: cistite-antibiotico-cistite-antibiotico.
Niente di più sbagliato!
La strategia migliore è andare alla fonte, ricercando la causa, laddove sia possibile, per agire in maniera mirata su di essa.
Vengono troppo spesso sottovalutate le conseguenze di un utilizzo non corretto e ripetuto nel tempo degli antibiotici. Questa assunzione eccessiva senza controllo medico può causare il fenomeno della RESISTENZA, ovvero l’acquisizione da parte dei microrganismi di caratteristiche che rendono l’antibiotico inefficace.
Inoltre, l’ingestione dell’antibiotico provoca il danneggiamento anche dei batteri “buoni” e per questo, se utilizzato scorrettamente, rischia di diventare concausa di disbiosi e una soluzione solo momentanea.
È per tutti questi motivi che, sia durante gli episodi di cistite (trattamento), che in fase di prevenzione, si deve elaborare un vero e proprio piano di difesa.
Per prima cosa bisogna intervenire su tutti quei fattori “modificabili”, che sono correlati, cioè, allo stile di vita:
- seguire una buona alimentazione,
- mantenere un adeguato apporto idrico,
- promuovere la regolarità intestinale,
- svuotare la vescica dopo il rapporto sessuale.
Ma il programma non si ferma qui!
Sono allora raccomandabili dei cicli con integratori alimentari a supporto delle vie urinarie, capaci di rafforzare il tessuto e agire anche sui batteri (come ad esempio: D-mannosio, Cranberry, Lattoferrina).
Non devono mancare, infine, i probiotici, utili a restaurare o mantenere un microbiota sano.
Meglio i probiotici o i fermenti lattici?
I probiotici sono da preferire ai fermenti lattici perché sono consorzi di microrganismi benefici che restano vivi e attivi e si moltiplicano a livello intestinale, garantendo, quindi, un effetto maggiore e più duraturo.
I probiotici aiutano il microbiota intestinale, quello di cui si parla maggiormente anche perché è proprio da lì che arrivano i patogeni, ma non solo.
Anche il microbiota vaginale va curato, poichè è stato dimostrato che nelle infezioni urinarie, anche a livello vaginale si verifica una disbiosi, così come accade dopo cure antibiotiche (e le candidosi post terapie ne sono la prova).
Alla luce delle conoscenze odierne, un buon consorzio probiotico che mimi il più possibile il microbiota nativo si è rivelato essere allora un alleato molto prezioso nel trattamento e prevenzione delle cistiti.
Proprio per favorire il corretto ripristino del microbiota intestinale ed aiutare l’organismo a prevenire gli squilibri collegati ad una sua alterazione, nasce MASUROTA®.
Frutto degli studi clinici e dalla collaborazione di Deltha Pharma con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, ha una formulazione unica sviluppata proprio per imitazione del microbiota di un donatore sano.
MASUROTA®è un consorzio di 9 ceppi probiotici ad alto dosaggio, in 2 formulazioni, rispettivamente di 25 e 50 miliardi di cellule vive e vitali, associate al prebiotico inulina.
Ogni ceppo presenta caratteristiche benefiche peculiari, tra cui la competizione con ceppi patogeni, il mantenimento del corretto pH, il supporto al sistema immunitario e la conservazione dell’integrità mucosale, come descritto in letteratura.
Scopri tutti i dettagli sul Masurota
Ref:
- Jones-Freeman B et al. The microbiome and host mucosal interactions in urinary tract diseases. Mucosal immunology 2021; https://doi.org/10.1038/s41385-020-00372-5;
- Mestovic T et al. The Role of Gut, Vaginal, and Urinary Microbiome in Urinary Tract Infections: From Bench to Bedside. Diagnostics 2021, 11, 7. https://dx.doi.org/10.3390/diagnostics11010007;
- Putignani L et al. The human gut microbiota: a dynamic interplay with the host from birth to senescence settled during childhood. Pediatric Res 2014;76:1-10;
- Stapleton AE. The vaginal microbiota and urinary tract infection. Microbiol Spectr. 2016 December ; 4(6): . doi:10.1128/microbiolspec.UTI-0025-2016.
da Francesca Maria Aceti | Giu 29, 2021 | Apparato urogenitale, Microbiota
La prostata è una ghiandola annessa all’apparato urogenitale maschile.
Con il tempo tende a modificarsi: spesso, con l’età, aumenta di volume e può creare alcuni disturbi urinari.
Questa condizione è nota come “ipertrofia prostatica benigna” ed è molto comune negli uomini.
Non sempre si avvertono dei sintomi, ma in alcuni casi l’ipertrofia prostatica benigna può rivelarsi decisamente fastidiosa, soprattutto se si verifica un’ostruzione del canale, poiché si può andare incontro a difficoltà nello svuotamento corretto della vescica. Il soggetto che ne è colpito può notare allora un flusso urinario intermittente, fitte di bruciore, sensazione di mancato svuotamento vescicale e bisogno di recarsi spesso in bagno, soprattutto di notte.
Ma se l’ipertropfia prostatica benigna non provoca gravi conseguenze, ben diverso è il discorso legato al cancro alla prostata, la neoplasia più diffusa tra gli uomini.
Nonostante vengano effettuate circa un milione di nuove diagnosi ogni anno, si sa ben poco riguardo la sua eziologia.
I ricercatori hanno formulato varie ipotesi alla base del tumore prostatico.
Innanzitutto sembra che ci possa essere una correlazione con alcune caratteristiche individuali, quali:
- la razza;
- i fattori ereditari (chi ha un familiare affetto ha più probabilità di svilupparlo);
- lo stile di vita;
- l’ambiente;
- l’età con le sue modificazioni ormonali;
- la composizione corporea e in particolare la quantità di massa grassa.
Tuttavia, negli ultimi anni è emerso che anche i processi infiammatori potrebbero svolgere un ruolo importante, accelerando in qualche modo la comparsa della neoplasia.
Non si sa ancora bene quale forma infiammatoria sia soprattutto coinvolta, perché potrebbe trattarsi di:
- Infiammazione diretta, che in questo caso prende il nome di “prostatite”, perché appunto è localizzata a livello della prostata.
In particolare si sospetta di quella in forma cronica, ovvero prolungata nel tempo e spesso asintomatica.
- Infiammazione sistemica, che interessa cioè tutto l’organismo.
Nel caso della prostatite, poi, questa può essere di origine batterica o può manifestarsi come fenomeno infiammatorio senza colonizzazione microbica.
La prostatite batterica dipende anche dal Microbiota?
Se consideriamo la prostatite batterica, anche qui si stanno ancora indagando le cause specifiche.
Questo perché la prostata è un compartimento difficile da raggiungere e dunque non è facile studiarla in soggetti sani (che non devono cioè sottoporsi a biopsia, una pratica utile ad ottenere campioni di tessuto in fase diagnostica).
Molte domande potrebbero allora sorgere sull’argomento:
- Esiste un microbiota prostatico nativo?
- Se si, questo microbiota risulta alterato nella prostatite batterica – ed eventualmente nel tumore – oppure l’arrivo dei batteri è sempre un fatto esterno?
A questo punto viene anche spontaneo chiedersi:
- Quanto influisce il microbiota – ed eventualmente uno stato di disbiosi (collegata all’ infiammazione) – sullo sviluppo delle malattie della prostata?
Ma non solo: sarebbe interessante riuscire ad approfondire a quale microbiota (inteso come complesso di batteri “ospiti”) sia meglio fare riferimento, se il microbiota intestinale o quello urinario.
Questo perchè alcuni studi hanno evidenziato delle somiglianze tra il microbiota orale e quello prostatico nei pazienti con periodontiti, quasi a segnalare una possibile diffusione verso il basso dei microrganismi in individui che presentano un’infiammazione attiva a livello del cavo orale.
Gli scienziati stanno anche valutando se il microbiota possa avere peso solo sulla comparsa delle patologie o anche sulla loro progressione e risposta alle terapie correlate.
E pare che anche in questo caso, la risposta sia affermativa, volendo rimarcare, ancora una volta, il ruolo di primo piano del microbiota sul benessere generale dell’organismo.
Al di là di queste domande ancora aperte, gli studi effettuati fin’ora hanno dimostrato che:
- L’infiammazione è di per sé un fattore di rischio, dal momento che accresce la produzione di radicali liberi ed accelera il rinnovo delle cellule, aumentando le probabilità di “errori” a livello di DNA cellulare e quindi la possibilità di contrarre una neoplasia.
- La disbiosi – ovvero lo squilibrio microbico dovuto alla proliferazione preminente di microorganismi cattivi – in una specifica regione ha effetti anche su compartimenti distanti:
- Altera la pemeabilità delle mucose, consentendo il passaggio di tossine batteriche e di molecole proinfiammatorie, che possono così diffondersi in tutti gli altri organi.
- Lo stesso passaggio è facilitato anche per i microrganismi più aggressivi, in genere quelli responsabili della stessa disbiosi.
- La funzionalità del sistema immunitario risulta modificata e diventa una sentinella meno “attenta” nel difendere il nostro organismo.
Ecco cosa evidenziano gli studi effettuati a livello prostatico
Alla luce di tutte le osservazioni fatte dagli scienziati e sopra riportate, diversi studi si sono soffermati ad indagare il ruolo del Microbiota nell’evitare l’infiammazione e la proliferazione di batteri nocivi a livello prostatico.
Ecco cosa è emerso:
- La prostata nativa non possiede un suo microbioma, vista anche la natura ostile del liquido prostatico che è ricco di sostanze batteriostatiche/battericide.
- La presenza di batteri nella prostata sarebbe dunque propria di uno stato patologico e non una condizione normale e fisiologica.
- L’infezione della prostata da parte di patogeni e, come conseguenza, lo sviluppo di una infiammazione cronica in situ è legata ad un aumentato rischio di neoplasia.
- Il tessuto tumorale contiene vari ceppi batterici correlati alla infiammazione ed alle infezioni urogenitali (tra i quali: Enterobacteriaceae e i generi Escherichia, Pseudomonas, Propionibacterium, Anaerococcus, Staphylococcus).
Il microbiota intestinale può aiutare a prevenire il tumore della prostata?
È stato visto che il microbiota di soggetti con tumore alla prostata è differente da quello di uomini sani, in particolare con maggior abbondanza di generi Bacteroidetes e Streptococcus.
A livello di ricerca sull’apparato urinario, i lavori sembrano orientarsi verso una correlazione positiva:
- Un’alterazione del microbiota urinario sembra collegata all’infiammazione della prostata e ad un’eventuale insorgenza tumorale.
Fa riflettere soprattutto la contiguità anatomica, per cui il tratto urinario può facilmente essere fonte di contaminazione batterica e di infiammazione per la prostata.
- Il microbiota urinario maschile “normale” è risultato prevalentemente formato da Corynebacterium, Staphylococcus, Streptococcus.
Negli uomini con prostatite cronica, il microbiota urinario è ricco di Bacteroides e Clostridia mentre sono poco rappresentati generi come Lactobacillus, Escherichia e Staphylococcus.
Cosa vuol dire questo?
Che il microbiota dei soggetti affetti da neoplasia presenta uno squilibrio.
Infatti, in alcuni soggetti con tumore della prostata il microbiota urinario era stabile in termini di quantità microbica, ma risultava modificato dal punto di vista della qualità.
In particolare, presentava una bassa biodiversità e abbondanza in specie proinfiammatorie (come Streptococcus anginosus, Anaerococcus lactolyticus, Anaerococcus obesiensis, Varibaculum cambriense e Propionimicrobium lymphophilum e di uropatogeni come le specie Ureaplasma).
Una importante osservazione, inoltre, è che la composizione alterata del microbiota può influire sulla progressione della malattia e sulla risposta alle terapie.
Come favorire allora la prevenzione della neoplasia prostatica?
Dopo aver valutato attentamente tutti i meccanismi che favoriscono l’insorgere della malattia, si può dire che esistono degli accorgimenti capaci di promuovere uno stato di equilibrio e benessere dell’organismo, quali:
- Seguire una dieta mediterranea a basso contenuto di grassi;
- Adottare un corretto stile di vita;
- Integrare l’alimentazione con probiotici per:
- Offrire un valido supporto al sistema immunitario;
- Mantenere l’integrità delle mucose;
- Favorire la produzione di sostanze ad azione antimicrobica;
- Agevolare la competizione con batteri patogeni;
- Promuovere il corretto assorbimento dei nutrienti;
- Esercitare un controllo metabolico della glicemia, utile a mantenere il peso corporeo;
- Stimolare la corretta sintesi della vitamina D (gli studi indicano un ruolo protettivo nell’insorgenza e progressione del tumore alla prostata).
Quali probiotici scegliere?
I probiotici, non sono tutti uguali.
Come abbiamo visto, il microbiota intestinale si basa su un delicato equilibrio tra le biodiversità delle specie presenti e questo dev’essere mantenuto per favorire una condizione di salute e benessere generale.
Dalla ricerca Deltha Pharma in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Policlinico Agostino Gemelli di Roma nasce MASUROTA®, un integratore alimentare disponibile in due formulazioni, entrambe ad alto dosaggio: 25 miliardi di cellule vive e 50 miliardi di cellule vive.
Frutto di studi clinici avanzati, il MASUROTA® favorisce il corretto equilibrio della flora batterica intestinale e supporta il suo naturale ripristino in caso di squilibri e disbiosi.
La composizione relativa ai ceppi utilizzati è unica sul mercato e lo dimostra il brevetto attualmente depositato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Bibliografia
- Bruggermann H and Al-Zeer M. Bacterial signature and their inflammatory potentials associated with prostate cancer. APMIS 2020;128:80-91;
- Crocetto f et al. The crosstalks between. Prostate cancer and microbiota inflammation: nutraceuticals products are useful to balance the interplay? Nutrients 2020;12:2648; doi:10.3390/nu12092648
- Feng Y et al. Metagenomic and metatranscriptomic analysis of human prostate microbiota from patients with prostate cancer;
- Katongole P et al. The human microbiome and its link in prostate cancr risk and pathogenesis. Infectious Agents and Cancer 2020; 15:53;
- Massari F et al. The human microbiota and prostate cancer: friend or foe? Cancers 2019;11:459; doi:10.3390/cancers11040459;
- Matsushita M et al. influence of diet and nutrition on prostate cancer. Int J Mol Sci 2020;21:1447; doi:10.3390/ijms21041447;
- Porter CM et al. The microbiome in prostate inflammation and prostate cancer. Prostate Cancer and Prostatic Diseases; https://doi.org/10.1038/s41391-018-0041-1;
- Sha S et al. The human gastrointestinal microbiota and prostate cancer development and therapy. Investig Clin Urol 2020;61 Suppl 1:S43-50; https://doi.org/10.4111/icu.2020.61.S1.S43pISSN 2466-0493 • eISSN 2466-054X
- Shresta E et al. Profiling the urinary microbiome in men with positive versus negative biopsies for prostate cancer. J Urol 2018;199(1):161-71;
- Yu H et al. Urinary microbiota in patients with prostate cancer and benignprostatic hyperplasia. Arch Med sci 2015;11(2):385-94.
da Francesca Maria Aceti | Giu 29, 2021 | Dieta, Microbiota
Oggi l’obesità e il sovrappeso si stanno diffondendo con una velocità allarmante nei paesi industrializzati, portando a ripercussioni negative dal punto di vista sociale ed economico.
Il peso in eccesso non è solo problema estetico, ma può causare gravi stravolgimenti nello stile di vita di chi ne è vittima, provocando spesso l’insorgenza di malattie rischiose ed invalidanti, dal punto di vista sia fisico che psicologico.
Per assurdo, è proprio il livello di benessere che è stato raggiunto negli ultimi anni a nuocere gravemente sulla salute di molte persone.
Tra i principali responsabili dell’obesità troviamo infatti:
- lo stile di vita più sedentario, agevolato dalle molte comodità e dall’utilizzo di pc e dispositivi elettronici;
- la disponibilità di cibo in eccesso, spesso privo di nutrienti sani e ricco di apporto calorico.
Questi fattori, in primis, stanno innalzando vertiginosamente il rischio di malattie, come il diabete, la Sindrome Metabolica, le alterazioni a carico del fegato e problematiche a livello cardiovascolare.
Poco movimento e cibi sbagliati: sono davvero gli unici colpevoli?
Indagare le cause è sicuramente il primo passo per cercare di arginare il problema e trovare una soluzione definitiva all’obesità dilagante.
Oltre allo stile di vita più sedentario e ai cibi scelti, un ruolo centrale è svolto dal comportamento alimentare a 360°.
Assumono così estrema importanza anche gli orari durante i quali si consuma il pasto e la dinamica dei processi digestivi, che va ad influenzare l’assimilazione dei nutrienti. Infatti, tutto ciò che ingeriamo può modificare, nel tempo, la composizione delle popolazioni microbiche che abitano il nostro intestino.
Non c’è da sorprendersi di questo, dal momento che ospitiamo – in particolare a livello intestinale – circa 1014 microrganismi di vario tipo: soprattutto batteri, ma anche virus, protozoi e funghi.
Quando l’equilibrio naturale subisce un’alterazione significativa, si verifica di conseguenza:
- una diversa utilizzazione dei nutrienti che può condurre all’aumento di peso;
- una propensione ad alimentarsi in modo non corretto, influenzando i segnali che ci guidano nella scelta di cosa e quando mangiare.
Alla luce di tutte queste informazioni, negli ultimi anni il mondo medico-scientifico si è concentrato sull’analisi del ruolo che il microbiota intestinale svolge nell’ambito dell’obesità, giungendo a conclusioni sorprendenti.
Sembrerebbe, infatti, che il microbiota sia responsabile di influenzare molti aspetti legati alla nostra alimentazione.
Cos’è il microbiota intestinale e perché è collegato ai chili in eccesso
Prima di approfondire il discorso, è bene capire che cos’è il “microbiota”. Si tratta dell’insieme di microorganismi presenti nel nostro intestino e che possiamo reputare “essenziali per la vita”. Infatti, sono responsabili del corretto svolgimento di molte attività quotidiane: la regolazione della peristalsi, l’assorbimento di vitamine e minerali, la sintesi di elementi fondamentali – come la Vitamina K – e la fermentazione di fibre che non sarebbero altrimenti assimilabili.
Inoltre, il microbiota collabora nel mantenimento dell’integrità della mucosa intestinale, ci difende da potenziali patogeni o allergeni e supporta il nostro sistema immunitario.
Quindi possiamo dire che il microbiota è un potente alleato per mantenere un ottimo stato di salute.
Se il microbiota non lavora correttamente, si può andare, però, incontro alla disbiosi.
La disbiosi è lo squilibrio tra le comunità microbiche dell’intestino e si presenta come risultato di una scorretta alimentazione.
Può essere causata, ad esempio, da diete sbilanciate – ricche in calorie provenienti da carne, latticini e grassi vegetali idrogenati – ed estremamente povere di fibre.
Anche i dolcificanti possono modificare sensibilmente la composizione del microbiota.
In caso di disbiosi, si assiste ad una serie di conseguenze sul metabolismo:
- squilibrio nella fermentazione delle fibre ed aumentato assorbimento (circa 2 kcal in più per grammo di fibra ingerita);
- un maggior accumulo e produzione di adipociti, ovvero le cellule del tessuto adiposo;
- alterazione della permeabilità intestinale, con assorbimento di nutrienti e tossine che possono portare a loro volta a:
- una infiammazione locale e generalizzata;
- intolleranza al glucosio/diabete;
- mancata regolazione della dopamina e serotonina, gli ormoni coinvolti nei meccanismi di appetito e ricerca del cibo.
È stato visto, in particolare, che dopo il ripristino di una dieta normale e perdita di peso, la composizione batterica intestinale risulta comunque modificata, a indicare che la dieta è il principale fattore responsabile dei cambiamenti nel microbiota associati all’obesità.
Il problema della disbiosi è che spesso innesca una sorta di “circolo vizioso”: può, infatti, causare un aumento di peso, che comporta i disordini dell’equilibrio intestinale e che, a loro volta, sono responsabili dell’accumulo di chili in eccesso, ecc.
Questo potrebbe spiegare come mai gli esperti hanno rilevato da studi condotti su individui obesi che, una volta messi a dieta, perdevano comunque meno peso rispetto alle persone con un microbiota più equilibrato.
Perciò una dieta restrittiva che non porta buoni risultati potrebbe venire ostacolata proprio da un microbiota alterato.
Inoltre, degli studi molto interessanti, hanno dimostrato che topi privi di microbiota ricavano meno energia dagli alimenti rispetto ai topi normali.
Ma non è tutto.
Si è visto che il trasferimento del microbiota provoca nel topo che lo riceve un aumento del peso e della massa grassa, in misura maggiore se si tratta di microbiota proveniente da topi obesi (o anche esseri umani obesi).
Come è possibile questo?
I ricercatori hanno evidenziato che la principale disbiosi intestinale associata all’obesità sembra dovuta all’aumento del rapporto tra Firmicutes e Bacteroidetes (riduzione dei Bacteroidetes) ed una diminuzione del numero totale di specie presenti.
In pratica, si è visto in questi studi che l’aumento di peso può essere determinato da un’alterazione del normale equilibrio, associata ad una riduzione della diversità delle specie che compongono il microbiota.
Per questo è importante mantenere sempre il microbiota al suo livello ottimale!
Secondo quanto visto fin’ora, la modulazione del microbiota appare una strada interessante nella gestione dell’obesità.
Come ripristinare correttamente il microbiota ed assicurarsi uno stato di benessere generale
Per mantenere l’equilibrio della flora batterica, è raccomandata l’integrazione con i suoi naturali componenti:
– Probiotici: microrganismi vivi che, somministrati in adeguata concentrazione, conferiscono effetti benefici all’ospite;
– Prebiotici: polisaccaridi non digeribili che promuovono la produzione e la crescita di batteri intestinali.
Le abitudini alimentari, a questo punto, rivestono un ruolo di primo piano.
È innegabile che un organismo con un buon equilibrio “interno” sperimenti uno stato di salute globale migliore.
Gli studi suggeriscono che l’integrazione con probiotici e prebiotici per via orale possa apportare dei reali benefici, come ad esempio favorire:
- la diminuzione del colesterolo totale e di quello “cattivo”;
- il mantenimento della glicemia sotto controllo;
- il corretto Indice di Massa corporea e la riduzione del grasso viscerale;
- un abbassamento delle sostanze infiammatorie, come l’interleuchina 6 (IL6) ed in TNF-alpha;
- un miglior controllo dell’appetito.
Tra i tanti studi, un ruolo benefico anti-obesità è stato riscontrato per alcuni ceppi di lattobacilli (tra cui L. rhamnosus, L. gasseri e L. plantarum) e bifidobatteri (tra cui B. longum, B. breve e B. bifidum) ed alcun ricercatori suggeriscono che la supplementazione con multipli ceppi microbici sia migliore che interventi con singoli ceppi.
Proteggi il tuo microbiota con MASUROTA®
Dalla prestigiosa collaborazione di Deltha Pharma con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nasce MASUROTA®, una formulazione completa studiata per il mantenimento dell’equilibrio del microbiota intestinale, ottimo anche come valido alleato in condizioni di alterazione della flora batterica.
Il MASUROTA® è un consorzio di probiotici ad alto dosaggio (9 ceppi batterici selezionati) associati al prebiotico inulina, utile a favorire la crescita e lo sviluppo della microflora probiotica.
Frutto della Ricerca clinica e Brevetto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore– Policlinico Agostino Gemelli di Roma, presenta una formulazione unica e innovativa che aiuta a correggere gli stati di disbiosi e supportare l’equilibrio naturale del microbiota intestinale e delle funzioni che regola.
Scopri come MASUROTA® può aiutarti a proteggere il tuo microbiota intestinale:
Bibliografia
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