La DEPRESSIONE causa una sensazione di tristezza e vuoto così intensa da compromettere le normali attività – anche quelle basilari, come mangiare e dormire – e far perdere l’interesse e il piacere per le attività stesse.
Può essere la conseguenza di un evento drammatico, ma si parla di depressione quando gli effetti sono eccessivi e prolungati nel tempo (oltre il normale: in media da sei mesi e fino a due anni, ripresentandosi più volte nella vita).
Oltre agli eventi drammatici, altri fattori di rischio per la depressione sono:
Predisposizione familiare: sembra siano implicati disturbi dei neurotrasmettitori, tra i quali la serotonina, la dopamina e la noradrenalina.
Sesso femminile, a causa delle variazioni ormonali.
Malattie (ad es. patologie tiroidee, sclerosi multipla, artrite reumatoide, AIDS, schizofrenia) e riduzione dell’autosufficienza.
Effetto collaterale di alcuni farmaci (betabloccanti, corticosteroidi).
Perdite, allontanamenti, solitudine.
Abuso di alcol e di sostanze, quali: sedativi, cannabis, LSD e allucinogeni, morfina e oppiacei, cocaina, tabacco.
La depressione è il secondo disturbo mentale più comune dopo l’ansia.
Si distingue in:
Disturbo depressivo maggiore (depressione unipolare), la forma più grave;
Disturbo distimico, più lieve;
Disturbo bipolare (forma maniaco-depressiva) in cui si hanno alternanza di episodi depressivi e maniacali/ipomaniacali.
L’ ANSIA è un insieme di reazioni cognitive e fisiche in risposta ad uno stimolo minaccioso o percepito come tale, dal quale ci si sente soverchiati, e che mette in allerta l’organismo dal punto di vista fisico e mentale.
Senso di allarme, vuoto mentale, produzione di pensieri negativi, attuazione di comportamenti di difesa e chiusura, depersonalizzazione, preoccupazione.
In genere è una situazione passeggera che può anche essere funzionale per reagire o evitare un pericolo.
Tuttavia, in caso di reazioni eccessive e sproporzionate – che interferiscono con le normali attività – si verifica il disturbo d’ansia:
Fobie
Disturbo da panico
Disturbo post-traumatico da stress
Disturbo d’ansia generalizzato.
Le cause del disturbo d’ansia non sono del tutto note, ma in generale sono legate a:
eventi drammatici, esperienze negative, patologie fisiche, fattori genetici, alcune malattie, alcuni farmaci o sostanze. Proprio come avviene con la depressione…
IL MICROBIOTA INTESTINALE E IL SUO RUOLO SUL SISTEMA NERVOSO
Il microbiota intestinale ha un ruolo anche in campo neurologico/cognitivo/comportamentale.
Esiste infatti il cosiddetto asse intestino-cervello, un canale di comunicazione bidirezionale tra microbiota e sistema nervoso, che si avvale di due meccanismi:
Comunicazione diretta tramite le fibre nervose intestinali connesse al sistema nervoso centrale: stimolazione retrograda del nervo vago e dal cervello al tubo digerente, tramite le fibre del sistema nervoso autonomo (simpatico-parasimpatico).
Comunicazione indiretta tramite ormoni e sostanze sia elaborate a livello intestinale sia rilasciate a livello del sistema nervoso centrale, quali:
acidi grassi a catena corta (SCFAs),
aminoacidi,
vitamine,
cortisolo,
neuropeptidi,
neurotrasmettitori: sostanza P, acetilcolina, serotonina, GABA (acido gamma-amminobutirrico) e triptofano.
Queste sostanze influiscono sul sistema immunitario e sul metabolismo, sulla integrità della barriera intestinale ed ematoencefalica e, a seguire, sulla funzionalità cerebrale.
Gli studi hanno dimostrato che le variazioni del microbiota – o un chiaro stato di disbiosi -comportano uno squilibrio nei normali livelli di tali prodotti, e quindi possono influire sull’integrità e funzionalità del sistema nervoso centrale.
D’altro canto, si è visto che anche le sostanze elaborate dal cervello possono modificare il microbiota: la sostanza P, il neuropeptide Y e il CGRP (peptide correlato al gene della calcitonina) hanno azione antibatterica verso Escherichia coli, Lactobacillus acidophilus e Enterococcus faecalis.
L’importanza del microbiota sul benessere e funzionalità del sistema nervoso centrale è stato mostrato in diversi studi.
Sono infatti ormai numerosi i report che suggeriscono che il microbiota di soggetti con malattie neurodegenerative è diverso da quello dei soggetti sani (vedi Art. 14).
Inoltre, è stato osservato che:
Il comportamento del soggetto varia dopo un trattamento con specifici microrganismi.
Studi hanno evidenziato un aspetto fondamentale: modelli animali sani, che ricevevano trapianto fecale da animali con alterazioni dell’umore, sviluppavano manifestazioni paragonabili e quelli dell’ansia/depressione.
I soggetti con malattia infiammatoria intestinale presentano disturbi del sonno e ansia/depressione.
Il meccanismo sembrerebbe collegato con la “chiusura” del plesso coroideo, una barriera per proteggere il cervello da molecole e stimoli infiammatori. Tale isolamento dal resto dell’organismo, tuttavia, produrrebbe alterazioni nel comportamento.
Nella depressione ci sono livelli alterati di serotonina, GABA, dopamina e noradrenalina che sono prodotti anche dal microbiota.
Soggetti con depressione e in generale con stress (aumento di adrenalina e cortisolo) hanno una ridotta biodiversità del microbiota:
Maggiore presenza di specie Bacteroides e Proteobacteria nella depressione;
Aumento di specie batteriche pro-infiammatorie (Enterobacteriaceae e Desulfovibrio) e diminuzione di specie produttrici di SCFAs (Faecalibacterium).
Probabilmente – data la natura bidirezionale della connessione – non c’è un unico meccanismo, un prima ed un dopo in senso assoluto:
se arriva prima lo stress, cambia il microbiota;
se interviene una disbiosi, si può sviluppare ansia/depressione/alterazioni del comportamento e dell’umore tramite una neuroinfiammazione.
IL MICROBIOTA PUÒ AIUTARE A PREVENIRE E RISOLVERE I DISTURBI DEL COMPORTAMENTO?
L’ipotesi che le terapie con probiotici possano contribuire alle strategie per migliorare i disturbi del comportamento è attraente e gli scienziati sembrano confermarla: una revisione di studi clinici nel 2019 (Yang B et al.) ha mostrato che interventi volti a migliorare il microbiota hanno una ricaduta positiva sui sintomi dell’ansia.
Quindi, anche in questo caso sembrerebbe che un corretto equilibrio del microbiota intestinale sia un primo passo per il benessere del proprio organismo.
Con l’obiettivo di ripristinare il microbiota intestinale e prevenire gli squilibri collegati ad una sua alterazione, nasce MASUROTA®.
Frutto degli studi clinici e dalla collaborazione di Deltha Pharma con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, ha una formulazione unica sviluppata proprio per imitazione del microbiota di un donatore sano.
MASUROTA® è un consorzio di 9 ceppi probiotici ad alto dosaggio, in 2 formulazioni, rispettivamente di 25 e 50 miliardi di cellule vive e vitali, associate al prebiotico inulina.
Ogni ceppo presenta caratteristiche benefiche peculiari, tra cui la competizione con ceppi patogeni, il mantenimento del corretto pH, il supporto al sistema immunitario e la conservazione dell’integrità mucosale, come descritto in letteratura.
Le malattie neurodegenerative sono una serie di condizioni che colpiscono i neuroni del cervello umano.
La gravità di queste patologie è correlata non solo alla delicatezza ed importanza dell’organo interessato, ma anche al fatto che i neuroni cerebrali, quando subiscono dei danni o muoiono, non possono essere sostituiti.
Pertanto, le malattie neurodegenerative sono patologie debilitanti, spesso progressive e non curabili.
A seconda del gruppo di neuroni interessato, i disturbi che provocano riguardano:
il movimento e la coordinazione generalmente chiamati “atassie”;
la sfera cognitiva le cosiddette “demenze”.
Le malattie neurodegenerative possono essere, inoltre:
genetiche, determinate da mutazioni del DNA e quindi trasmissibili. Tra queste, la Corea di Huntington e alcune forme di Alzheimer precoce.
oppure
sporadiche, in genere ad insorgenza più tardiva, non legate a variazioni del codice genetico ma generalmente all’invecchiamento.
LE PRINCIPALI MALATTIE NEURODEGENERATIVE: ECCO QUALI SONO
Tra le malattie oggi note e più diffuse, troviamo:
Alzheimer (AD)
È la forma di demenza più comune dopo gli 80 anni e solo in piccola percentuale (5%) da causa genetica, con insorgenza prima dei 65 anni.
Si manifesta con disturbo della memoria a breve termine ed evolve con disorientamento nel tempo e nello spazio, disturbi del linguaggio e dell’attenzione, difficoltà nelle relazioni sociali, perdita di autonomia.
Parkinson (PD)
Seconda demenza più diffusa dopo l’Alzheimer, è caratterizzata dall’accumulo nei neuroni dei Corpi di Lewy, che sono degli aggregati proteici.
I primi neuroni ad essere colpiti da questa patologia sono quelli responsabili della produzione di dopamina.
Di conseguenza, le manifestazioni tipiche sono: la rigidità, i tremori, la difficoltà ad iniziare i movimenti ed a cambiare direzione di marcia (per esempio), ma anche disturbi del sonno e deficit cognitivo.
È la patologia per cui sono state elaborate con più successo delle terapie.
Demenza frontotemporale
Tende a insorgere tra i 40 ed i 65 anni e si manifesta con:
apatia, disinibizione e modificazione della personalità e del linguaggio o difficoltà a comprendere il significato delle parole e riconoscere i volti.
La memoria e l’orientamento sono invece preservati.
Malattie dei motoneuroni (MND) o Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA)
Sporadica nei 95% dei casi, comporta la perdita progressiva del controllo delle attività muscolari: dall’ipertono e spasmi, alla debolezza, crampi, perdita di funzione nei movimenti e nella respirazione.
In genere, non si ha dolore e le funzioni degli organi di senso, sessuali, i movimenti oculari e l’equilibrio restano intatte.
Il celebre fisico Stephen Hawking aveva questa patologia.
Morbo di Huntington (HD)
Malattia ereditaria che si manifesta tra i 30 ed i 50 anni, a lento decorso, caratterizzata da degenerazione dei neuroni dei gangli della base e della corteccia cerebrale. Questo provoca movimenti involontari (corea, tic), rigidità e difficoltà nella parola e nella deglutizione, alterazione del comportamento (ansia, apatia, depressione, comportamento suicidario) e decadimento cognitivo.
Sclerosi Multipla
È una malattia neurodegenerativa della giovane età (si manifesta in genere tra i 20 ed i 40 anni) a base autoimmune, caratterizzata da un processo infiammatorio che danneggia sia i neuroni che la mielina e gli oligodendrociti.
I sintomi sono vari a seconda del distretto colpito, così come il decorso della malattia.
IL MICROBIOTA INTESTINALE HA UN RUOLO ANCHE IN CAMPO NEUROLOGICO?
Sembrerebbe di sì.
Esiste infatti il cosiddetto ASSE INTESTINO-CERVELLO, un canale di comunicazione bidirezionale tra microbiota e sistema nervoso che si avvale di due meccanismi:
Comunicazione diretta, tramite le fibre nervose intestinali connesse al sistema nervoso centrale: stimolazione retrograda del nervo vago e segnali lungo le fibre nervose simpatiche e parasimpatiche.
Comunicazione indiretta, tramite ormoni e sostanze elaborate dai cibi a livello intestinale, quali:
acidi grassi a catena corta (SCFAs)
aminoacidi (Triptofano)
vitamine
neuropeptidi e neurotrasmettitori (sostanza P, acetilcolina, serotonina, GABA-acido gamma-amminobutirrico)
Tutte queste sostanze influiscono sul sistema immunitario e sul metabolismo, sulla integrità della barriera ematoencefalica e, a seguire, sulla funzionalità cerebrale.
Pertanto, le variazioni del microbiota – o un chiaro stato di disbiosi – comportano uno squilibrio nei normali livelli di tali prodotti e un aumento di sostanze infiammatorie. Di conseguenza, ne risente in primis la mucosa intestinale che viene lesa e, a seguire, permette il passaggio in circolo di sostanze normalmente non presenti, tra le quali le tossine batteriche (come il lipopolisaccaride) e prodotti normalmente destinati allo scarto, come l’ammoniaca, l’acido lattico ed altre sostanze neurotossiche.
Pertanto, il microbioma sarebbe capace di modulare la neuroinfiammazione, che influisce negativamente non solo sui neuroni ma anche sulle altre cellule del sistema nervoso centrale (glia), che sono essenziali per il sostegno, il benessere e la difesa dell’integrità neuronale.
La GLIA O NEUROGLIA è un complesso di cellule del sistema nervoso centrale, tra cui:
Oligodendrociti e cellule di Schwann, che producono la guaina mielinica
Astrociti, che regolano l’ambiente esterno ed il suo contenuto in ioni (potassio) per il corretto funzionamento dei neuroni
Microglia, ovvero macrofagi, deputati alla difesa dei neuroni per fagocitosi di patogeni, ad esempio
L’IMPORTANZA DEL MICROBIOTA PER IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE
L’importanza del microbiota sul benessere e funzionalità del sistema nervoso centrale è stata dimostrata in diversi studi.
Secondo numerosi report, il microbiota di soggetti con malattie neurodegenerative è diverso da quello dei soggetti sani.
Altri studi mostrano che le funzioni cerebrali, l’integrità strutturale del sistema nervoso centrale e la presenza di neuroinfiammazione sono influenzate dalla presenza e dalla qualità del microbiota.
È stato ipotizzato che l’Alzheimer inizi, in realtà, a livello intestinale, a causa di un accumulo degli aggregati beta-amiloidi.
Da qui poi si definirebbe nel sistema nervoso centrale, con la deposizione nei neuroni di questi ultimi, per traslocazione.
Nel Parkinson la correlazione è suggerita dal fatto che sono tipici i disturbi gastrointestinali.
Modelli murini mostrano una ridotta quota di Firmicutes e Clostridiales rispetto ad un’abbondanza di Proteobacteriacee ed Enterobacteriacee.
Anche in modelli di Sclerosi multipla, il microbiota appare alterato, con riduzione dei taxa Bacteroidetes, Clostridium, Fecalibacterium e Prevotella.
Inoltre, è stato osservato che:
Il comportamento varia dopo trattamento con specifici microrganismi;
L’utilizzo di antibiotici influenza anche il cervello;
I soggetti con malattia infiammatoria intestinale presentano disturbi del sonno e depressione.
COSA SUGGERISCONO GLI STUDIOSI IN TEMA DI PREVENZIONE?
Il mondo scientifico supporta la dieta mediterranea – ricca di fibre – che favorisce la biodiversità ed il benessere del microbiota.
Per il resto, l’idea che il microbiota possa essere un marker nelle malattie neurodegenerative è attraente, ma ancora da verificare.
L’ipotesi che le terapie con probiotici possano contribuire alle strategie per rallentare e migliorare le malattie neurodegenerative, come anche i disturbi del comportamento, è oggetto di studio, ma c’è ancora molta strada da fare.
Ad ogni modo, un microbiota intestinale sano è il primo passo per il mantenimento generale del benessere del nostro corpo.
MASUROTA®: IL BREVETTO CHE AIUTA A MANTENERE L’EQUILIBRIO DELLA FLORA BATTRICA INTESTINALE
Dalla prestigiosa collaborazione di Deltha Pharma con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nasce MASUROTA®, una formulazione completa studiata per l’equilibrio del microbiota intestinale, ottimo anche come valido alleato in condizioni di alterazione della flora batterica.
Il MASUROTA® è un consorzio di probiotici ad alto dosaggio (9 ceppi batterici selezionati) associati al prebiotico inulina, utile a favorire la crescita e lo sviluppo della microflora probiotica.
Frutto della Ricerca clinica e Brevetto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore– Policlinico Agostino Gemelli di Roma, presenta una formulazione unica e innovativa che aiuta a correggere gli stati di disbiosi e supportarel’equilibrio naturale del microbiota intestinale e delle funzioni che regola in tutto l’organismo.
Scopri come MASUROTA® può aiutarti a proteggere il tuo microbiota intestinale:
Cryan JF et al. The gut microbiome in neurological disorders. The Lancet Neurology 2020 Feb;19(2):179-194. doi: 10.1016/S1474-4422(19)30356-4. Epub 2019 Nov 18.
Doroszkiewicz J et al. the role of gut microbiota and gut-brain interplay in selected diseases of the central nervous system. Int J Mol Sci 2021;22:10028.
Liu J et al. gut-microbiota approach- a new strategy to treat Parkinson’s disease. Front cell Infect Microbiol 2020 Oct 22;10:570658
Marizzoni M et al. Identification of clinical phenotypes of Alzheimer’s disease through the gut microbiota. Alzheimer’s&Dementia 2020;6(S6):e042995. https://doi.org/10.1002/alz.042995
Megur A et al. The microbiota-gut-brain-axis and Alzheimer’s disease: neuroinflammation is to blame? Nutrients 2020 Dec 24;13(1):37
Redondo-Useros N et al. Microbiota and Lifestyle: A Special Focus on Diet . Nutrients 2020 Jun 15;12(6):1776.
Pluta R et al. Gut microbiota and pro/prebiotics in Alzheimer’s disease. Aging 2020;12(6):5539.
Rosario D et al. Systems Biology Approaches to Understand the Host–Microbiome Interactions in Neurodegenerative Diseases. Front Neurosci 2020 Jul 8;14:716.
Santoro A et al. Gut microbiota changes in the extreme decades of human life: a focus on centenarians. Cell Mol Life Sci 2018;75:129-148
Uniyal A et al. Immune-microbiome interplay and its implication in neurodegenerative disorders. Metab Brain Dis 2021 Aug 6. doi: 10.1007/s11011-021-00807-3.
Abbiamo già visto come il microbiota venga influenzato da alcuni farmaci, che possono indurre uno stato di disbiosi.
Però bisogna tenere presente che non solo il microbiota “subisce” l’azione del farmaco, ma si comporta in modo attivo, come un vero e proprio “organo metabolico”.
Questo perché la flora intestinale è VIVA e VITALE nei confronti di ciò che ingeriamo: sia esso cibo ed i suoi additivi/ coloranti, che farmaci.
Il ruolo del microbiota nei confronti del cibo, dei nutrienti e delle sostane naturali, è il risultato dell’evoluzione e, dunque, svolge un compito positivo: realizza un mutuo vantaggio per l’ospite e per l’ospitato (ovvero la comunità microbica che trova un ambiente protetto e ricco di sostanze nutritive).
Diversa potrebbe essere la condizione in cui il microbiota viene a contatto con i farmaci o molecole create dall’uomo.
La reazione in questo caso potrebbe essere sia positiva (ad esempio potenziamento dell’efficacia) ma anche negativa (metabolizzazione ed inattivazione).
Ad ogni modo, non è questo il punto: il messaggio principale da cogliere è che il risultato reale delle terapie potrebbe essere diverso da quello teorizzabile, soprattutto se ci si può basare soltanto sui dati di farmacocinetica e farmacodinamica raccolti che, al momento, non contemplano la presenza del microbiota.
Meglio ancora, sarebbe da interrogarsi sulla seguente questione:
le trasformazioni dei farmaci sono note, ma quante di queste sono operate dal microbiota?
In realtà, la ricerca ha già iniziato a indagare la FARMACOMICROBIOMICA, ovvero lo studio dell’interazione tra il microbiota ed i farmaci.
L’applicazione nella pratica di questi concetti necessita ancora di molto lavoro.
Per ora, di certo ci sono solo dati sottostimati. Basta pensare che il corredo genetico dei 100 trilioni di microrganismi e le loro possibilità di produrre vari enzimi sono vastissime, conferendo al tratto gastrointestinale un potenziale metabolico enorme, di cui però ancora non conosciamo molto.
La Farmacomicrobiomica si pone a questo punto come una scienza che studia l’effetto del microbiota intestinale, in rapporto alla farmacodinamica e alla farmacocinetica.
Ricordiamo che la FARMACOCINETICA studia la durata e l’intensità dell’effetto del farmaco, attraverso i passaggi di: assorbimento, distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione. Cioè in definitiva, analizza come l’organismo reagisce al farmaco.
La FARMACODINAMICA, invece, si occupa di valutare le interazioni dei farmaci a livello cellulare e chimico, assieme ai suoi effetti e al meccanismo di azione.
Dunque, si concentra su come il farmaco agisce nell’organismo.
Se il farmaco modifica il microbiota, è vero anche il contrario
È stata dimostrata la bidirezionalità tra farmaci e microbiota: se il secondo può modificare il primo, è anche vero l’inverso.
Sappiamo, infatti, che assumere un antibiotico – e dunque perturbare il microbiota – può interferire con le altre terapie.
Ma in che misura?
Viene da chiedersi, poi, se anche il cibo potrebbe avere lo stesso effetto: è noto che ci sono interferenze di alcuni cibi su alcuni farmaci, ma è opera del microbiota o è solo un effetto biochimico?
A questo punto è corretto fare anche una precisazione. Il discorso legato all’interazione farmaco-microbiota si riferisce a OGNI microbiota, anche se, data la sua abbondanza nell’organismo, si fa normalmente riferimento a quello intestinale.
Tuttavia, ogni distretto ha la sua quota di “ospite”.
Per cui, estendendo il discorso, verrebbe da farsi delle domande più ampie.
Ad esempio, mi potrei chiedere se l’effetto della crema antirughe che la amica continua ad utilizzare dicendo che “funziona bene” – mentre a me non ha dato risultati soddisfacenti – possa avere relazione con i microrganismi presenti sulla nostra cute.
In effetti basta pensarci: i farmaci, i prodotti cosmetici ed i supplementi alimentari non sempre danno lo stesso risultato a tutti!
Il discorso si ricollega anche ai farmaci che subiscono delle trasformazioni: infatti alcuni sono formulati come precursori e vengono attivati solo dopo l’assunzione orale, ad esempio.
La questione è capire quanto di ciò che abbiamo appena discusso sia ascrivibile al microbiota.
Le domande aperte diventano allora:
Quali meccanismi molecolari sono coinvolti?
Quali specie microbiche?
Che impatto su queste interazioni ha l’ambiente e la costituzione dell’ospite umano?
È una condizione stabile ed ereditabile?
Cioè, se un genitore ha una certa reazione ad un farmaco, anche il figlio potrebbe averla)?
Ecco alcuni esempi di conversione ad opera del microbiota:
In: Jourova L et al. Human gut microbiota plays a role in the metabolism of drugs.
Biomed Pap Med Fac Univ Palacky Olomouc Czech Repub. 2016 Sep; 160(3):317-326.
In: Wilson ID and Nicholson JK. Gut microbiome interactions with drug metabolism, efficacy and toxicity. Transl Res 2017;179:204-22;
In: Weersma RK et al. Interaction between drugs and the gut microbiome. Gut 2020;69:1510–1519;
Dalle immagini riportate si possono notare gli effetti del microbiota su farmaci di uso comune come:
– le statine, che presentano efficacia variabile, forse dipendente dalla presenza nella bile di acidi biliari secondari, dovuti al microbiota;
– protettori gastrici;
– agenti antitumorali, come la ciclofosfamide che induce una morte immunomediata delle cellule tumorali, il cui effetto viene sostenuto da un microbiota sano.
Infine, vorrei sottolineare che tutto questo ha un prezzo.
Le reazioni di trasformazione dei farmaci ad opera del microbiota producono talora dei prodotti di scarto (etanolo, p-cresolo, acido benzoico) che a loro volta:
Influiscono sull’effetto dei farmaci e/o possono avere effetti irritanti.
Devono essere eliminati.
Il campo di ricerca resta attivo ed è molto affascinante.
Personalizzare le terapie in funzione del microbiota: realtà o fantascienza?
Con più informazioni, si potrebbe anche ipotizzare di prescrivere terapie individualizzatesulla base della composizione del microbiota per ottenere effetti migliori e più duraturi.
Non si esclude che questo possa essere la direzione del futuro ormai prossimo.
Qualche dato su biomarkers utili è stato già proposto: ad esempio l’attività della nitroreduttasi batterica risulta correla con un miglior assorbimento della berberina. Da qui, la possibilità di assumerla a dosaggi più bassi di quelli oggi proposti (la berberina ha bassa biodisponibilità, dunque ne serve molta per ottenere l’efficacia, con effetti collaterali quali gonfiore e dolore addominale, diarrea/stipsi).
D’altro canto, con interventi sullo stile di vita, alimentari e di integrazione, si potrebbe migliorare e modulare il microbiota, in vista della necessità di sottoporsi a terapie!
Ad ogni modo, un primo passo per un organismo in equilibrio e orientato al benessere è legato ad un microbiota sano.
Non tutti gli integratori possono dichiarare di contenere dei veri probiotici (🡪LINK Art. 9: Che cosa sono i probiotici? Scopri le caratteristiche che devono avere per essere definiti tali).
Un prodotto che rispetta tutti questi criteri rigorosi e di estrema importanza per aiutare il corretto ripristino della flora batterica benefica è il MASUROTA®:
frutto di un progetto di collaborazione ad alto livello, tra Deltha Pharma, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, si tratta di formulazione unica sviluppata proprio per imitazione del microbiota di un donatore sano.
MASUROTA® è un consorzio di 9 ceppi probiotici ad alto dosaggio, in 2 formulazioni, rispettivamente di 25 e 50 miliardi di cellule vive e vitali, associate al prebiotico inulina.
Ogni ceppo presenta caratteristiche benefiche peculiari, tra cui la competizione con ceppi patogeni, il mantenimento del corretto pH, il supporto al sistema immunitario e la conservazione dell’integrità mucosale, come descritto in letteratura.
Una formulazione che contiene ben 9 ceppi batterici con mappa genetica depositata presso l’EFSA, capaci di attraversare l’intestino – grazie alle capsule gastroresistenti con le quali viene realizzato il prodotto – e di colonizzare la mucosa intestinale.
La composizione relativa ai ceppi utilizzati è unica sul mercato: il suo brevetto è attualmente depositato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Scopri l’efficacia del MASUROTA®
REF
Feng W et al. Targeting gut microbiota for precision medicine: focusing on the efficacy and toxicity of drugs. Theranostic 2020;10(24):11278-11301;
Jourova L et al. Human gut microbiota plays a role in the metabolism of drugs. Biomed Pap Med Fac Univ Palacky Olomouc Czech Repub. 2016 Sep; 160(3):317-326;
Li H et al. Influence of gut microbiota on drug metabolism and toxicity. Expert Opin Drug Toxicol 2016:12(1):31-40;
Li X et al. Microbiota as an “invisible organ” that modulates the function of drugs. Biomed&Pharmacother 2020;121:109653;
Weersma RK et al. Interaction between drugs and the gut microbiome. Gut 2020;69:1510–1519;
Wilson ID and Nicholson JK. Gut microbiome interactions with drug metabolism, efficacy and toxicity. Transl Res 2017;179:204-22.
I PREBIOTICI sono sostanze di origine alimentare non digeribili, che possono promuovere selettivamente la crescita e/o attività di uno o più batteri già presenti nel tratto intestinale o assunti contestualmente al probiotico.
L’interesse per i prebiotici nacque in seguito alle prime scoperte sui loro effetti benefici, per cui si cercò il modo per favorirne la crescita e l’attività.
Come abbiamo già visto per i probiotici, anche i prebiotici devono avere certe proprietà per essere definiti tali:
devono superare, pressoché indenni, i processi digestivi che avvengono nel primo tratto del tubo digerente (bocca, stomaco e intestino tenue);
devono rappresentare un substrato nutritivo fermentabileper la microflora intestinale, in modo da stimolare selettivamente la crescita e/o il metabolismo di una o di alcune specie batteriche ;
devono modificare positivamente la flora microbica a favore di quella simbionte (bifidobatteri, lattobacilli);
devono indurre effetti sul lume intestinale o a livello sistemico positivi per la salute umana.
Sono presenti in molti integratori di fermenti lattici, ma anche in diversi cibi, in particolar modo nella farina di frumento, nelle banane, nel miele, nel germe di grano, nell’aglio, nella cipolla, nei fagioli e nei porri.
I prebiotici più conosciuti e studiati sono gli oligosaccaridi ed in modo particolare i Frutto-oligosaccaridi (FOS) e l’ Inulina.
Alcuni studiosi fanno rientrare nella categoria dei prebiotici anche altre sostanze, come i Galatto-oligo-saccaridi (TOS), i Gluco-oligo-saccaridi (GOS) ed i Soia-oligo-saccaridi (SOS).
Effetti dei prebiotici sulla salute umana
La loro importanza è collegata agli effetti benefici che svolgono per il nostro organismo.
Vediamo i principali:
Diminuzione delpH fecalecon acidificazione del contenuto intestinale
La fermentazione di prebiotici ad opera della microflora intestinale crea condizioni ambientali favorevoli per la crescita dei simbionti (Bifidobatteri, Lactobacillus Acidophilus) ed ostili per lo sviluppo di microrganismi patogeni.
Agli acidi grassi a corta catena prodotti dalla fermentazione dei prebiotici vengono attribuite anche funzioni protettive contro le malattie infiammatorie intestinali.
Integrità della mucosa e proliferazione cellulare
Gli acidi grassi a corta catena (in special modo il butirrico), oltre a ridurre la proliferazione di patogeni e ad avere proprietà antiputrefattive, sono un valido nutrimento per le cellule della mucosa del colon e contribuiscono a migliorarne trofismo ed efficacia.
Tutto ciò si traduce in un ottimo assorbimento delle sostanze nutritive, a discapito di quelle tossiche.
Aumento della biodisponibilità diminerali
I prebiotici facilitano indirettamente l’assorbimento di acqua e di alcuni minerali in forma ionizzata, in particolare Calcio e Magnesio.
Azioneipocolesterolemizzante
In alcuni studi i prebiotici si sono dimostrati utili nel ridurre la concentrazione plasmatica di colesterolo e, in misura minore, di trigliceridi.
A questo punto, se stai cercando delle soluzioni per migliorare il benessere del tuo corpo, appare evidente quanto sia importante seguire dei corretti regimi alimentari,ma non solo.
Quando necessario è utile assumere un integratore specifico, contenente non solo batteri vivi, ma anche prebiotici.
Queste sostanze sono, infatti, fondamentali per la salute dell’intestino e possono aiutare a regolare anche il sistema immunitario.
Un’ottima soluzione per integrare correttamente i prebiotici e probiotici necessari al benessere intestinale è rappresentata dal MASUROTA®.
Frutto della ricerca Deltha Pharma, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Policlinico Agostino Gemelli di Roma, il MASUROTA® è un integratore alimentare a base di prebiotici attentamente selezionati, potenziati dal prebiotico INULINA.
Disponibile in due formulazioni, entrambe ad alto dosaggio (25 miliardi di cellule vive e 50 miliardi di cellule vive), il MASUROTA® favorisce il corretto equilibrio della flora batterica intestinale e supporta il suo naturale ripristino in caso di squilibri e disbiosi.
La composizione relativa ai ceppi utilizzati è unica sul mercato e lo dimostra il brevetto attualmente depositato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Bosscher D et al. Food-based strategies to modulate the composition of the intestinal microbiota and their associated health effects. J Physiol Pharmacol 2009;60 Suppl 6:5-11, PMID20224145.
Bottazzi V. Latte-fermentati funzionali probiotici. Edizioni scientifiche 2004:pag 53
Braat H et al. Lactobacillus rhamnosus induces peripheral hyporesponsiveness in stimulated CD4+ T cells via modulation of dendritic cell function. The American journal of clinical nutrition2004;80(6):1618–25, PMID15585777.
BussarinK & Rakshit SK. Microbial and processing criteria for production of probiotics: a review. Food techol biotechnol 2006;44(3):371-9.
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Si definsce “MICROBIOTA INTESTINALE” l’insieme di microorganismi commensali (batteri, virus, funghi e protozoi) che colonizzano il tratto finale del tubo digerente.
Quando si parla di “COMMENSALI”, ci si riferisce ad un tipo di simbiosi (“vivere insieme”) non obbligatoria, in cui un organismo approfitta delle sostanze nutritive dell’altro – o anche dei suoi prodotti di scarto – senza causare disturbi. Uno dei due organismi trae vantaggi e l’altro non ne è danneggiato.
Viste le crescenti conoscenze sui ruoli e importanza – ma anche plasticità – del microbiota, la definizione ovviamente deve anch’essa essere intesa come generale. In realtà già è stato proposto che le interazioni tra gli organismi non rappresentino delle categorie fisse, ma siano piuttosto un continuum di situazioni variabili ed in costantea evoluzione, dal parassitismo al mutualismo.
Ad ogni modo, si fa in genere riferimento alla popolazione intestinale perché è la più rappresentata da microbiota, ma non bisogna dimenticare che ci sono evidenze secondo le quali ogni distretto (salvo apparato circolatorio e cervello) avrebbe il suo microbiota, per un totale di circa 38.000 miliardi di batteri.
mutualismo
commensalismo
parassitismo
Tipo di interazione
+/+
+/0
+/-
Si stima che il MICROBIOTA INTESTINALE comprenda circa 1014 microrganismi, appartenenti a centinaia di specie diverse (500-1000).
I più numerosi sono i batteri anaerobi, soprattutto dei Phyla Firmicutes e Bacteroidetes, e la maggior concentrazione di essi si trova nel colon.
Quando invece si parla di MICROBIOMA, ci si riferisce al complesso di materiale genetico del microbiota, che integra e implementa il genoma umano.
Viene studiato dalla METAGENOMICA e viene considerato – data la vastità di informazioni ormai essenziali per la nostra vita – come se fosse un nostro “secondo genoma”, capace di dirigere un organo metabolico di enorme potenzialità: il MICROBIOTA appunto.
Il microbiota muta nel tempo
Il microbiota non resta sempre uguale: nel corso della nostra vita può subire dei cambiamenti.
Dal momento del parto, in cui viene acquisito il microbiota materno, subisce via via delle modifiche verso l’età adulta, e la dieta e lo stile di vita sono fattori determinanti per la sua composizione.
Il periodo di cambiamento più significativo sono i primi 2-3 anni, poi il microbiota resta abbastanza stabile.
In: Mitsuoka T. Intestinal flora and human health. Asia Pacific J Clin Nutr (1996) Vol5, No 1: 2-9.
In: Novakovic M et al. Role of gut microbiota in cardiovascular diseases. World J of Cardiol 2020;12(4):110-22;
In condizioni di equilibrio, si parla di EUBIOSI, in contrapposizione alla DISBIOSI ,che denota un cambiamento qualitativo e quantitativo tra le specie microbiche, sbilanciando le normali funzioni.
Perché il Microbiota è tanto importante per il nostro organismo
Le sue funzioni principali sono:
Tutela e protezione della mucosa intestinale.
Mantiene l’integrità della mucosa e quindi regola la permeabilità, limitando l’assorbimento di sostanze nocive e tossine. Collabora anche ad una corretta peristalsi e aiuta la digestione di sostanze altrimenti non utilizzabili, quali la cellulosa.
Sintesi di vitamine (B12, K) e di acidi grassi a catena corta (SCFAs).
Barriera/difesa contro i patogeni.
Infatti, il microbiota:
compete direttamente con essi per i nutrienti;
produce sostanze batteriostatiche/battericide e interagisce con il sistema immune (il microbiota supporta lo sviluppo del sistema immune intestinale e delle funzioni dell’epitelio intestinale grazie agli SCFAs e, di contro, dipende da esso per il proprio mantenimento ed equilibrio).
Modulazione del livello di infiammazione basale.
Una disbiosi può innescare una “infiammazione cronica di bassa entità” della mucosa, per cui la stessa architettura può modificarsi con conseguenze sulla funzione.
aumentata permeabilità intestinale (LGS: leaky gut syndrome),
proliferazione batterica incontrollata (SIBO: small intestine bacterial overgrowth).
Regolazione del metabolismo dei nutrienti.
Mantiene il corretto pH, svolge un ruolo attivo nello sviluppo della sindrome metabolica, nel controllo glucidico e dei livelli di colesterolo, nella Steatosi epatica non alcolica.
Interazione con i farmaci a doppio senso (alcuni farmaci modificano il microbioma ma anche il microbioma elabora alcuni farmaci) con conseguente diverso effetto, in base alla costituzione del microbioma stesso (statine, metformina, acetaminofene, irinotecano).
Interazione con il sistema nervoso centrale.
Un campo di studio molto promettente è quello del ruolo del microbiota in:
alterazione degli stati emozionali e comportamentali: stress, ansia, depressione, autismo, deficit di attenzione, iperattività, comportamento alimentare ed obesità.
Si tratta di una comunicazione bidirezionale, ovvero una mutua influenza intestino-cervello.
Infatti, a livello intestinale vengono prodotti ormoni (CRH), neurotrasmettitori (GABA), metaboliti microbici, SCFAs, acidi biliari secondari e immunomediatori che sono stati associati a vari disturbi organici e della sfera emotiva.
A conferma di ciò, le ricerche hanno mostrato una modificazione di alcune condizioni in seguito all’assunzione di probiotici.
Come assicurarsi che il nostro microbiota rimanga in equilibrio nel corso del tempo?
Ora che abbiamo visto tutte le funzioni importanti che svolge, è chiaro come il suo ruolo per il benessere di tutto l’organismo – e non solo dell’apparato intestinale – sia di primaria importanza.
Per questo, dobbiamo cercare di mantenere il corretto equilibrio della flora batterica.
Le abitudini alimentari, a questo punto, rivestono un ruolo di primo piano.
È innegabile che un organismo con un buon equilibrio “interno” sperimenti uno stato di salute globale migliore.
Una corretta integrazione nei casi in cui vi sia uno “squilibrio” del sistema può essere una soluzione di grande aiuto.
Ma attenzione: a seconda della gravità dell’alterazione, non basta prendere dei fermenti lattici qualsiasi per aiutare l’intestino a lavorare correttamente.
Soprattutto in caso di disbiosi, servono dei probiotici davvero funzionali e i ceppi selezionati devono risultare coerenti con il microbiota naturalmente presente nel nostro corpo.
Solo così si potrà godere di una reale efficacia di tale assunzione integrativa.
Per mantenere l’equilibrio della flora batterica, sono allora raccomandati i suoi naturali componenti:
– Probiotici: microrganismi vivi che, somministrati in adeguata concentrazione, conferiscono effetti benefici all’ospite;
– Prebiotici: polisaccaridi non digeribili che promuovono la produzione e la crescita di batteri intestinali.
Ma dove trovarli nella giusta quantità e in corretto rapporto tra di loro?
Dalla prestigiosa collaborazione di Deltha Pharma con il Policlinico Agostino Gemelli di Roma, nasce MASUROTA®, una formulazione completa studiata per il mantenimento dell’equilibrio del microbiota intestinale, ottimo anche come valido alleato in condizioni di alterazione della flora batterica.
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