Le OSSA sono formate da una componente organica (collagene, osseina), una minerale – a base principalmente di cristalli di sali di calcio, fosforo e magnesio – e da una parte cellulare rappresentata da osteoblasti e osteoclasti.
Le funzioni delle ossa, e quindi dello scheletro, sono principalmente:
- Sostegno,
- Motoria (forniscono attacco ai muscoli),
- Protezione degli organi (cervello, midollo spinale, polmoni, cuore);
ma anche:
- Sensoriale (la catena di ossicini dell’orecchio trasmette le vibrazioni sonore),
- Emopoietica (contengono le cellule staminali progenitrici di globuli rossi e globuli bianchi),
- Riserva minerale,
- Tampone acido-base.
Il tessuto osseo è dinamico: la parte minerale viene continuamente rimodellata e rinnovata, grazie alla presenza di elementi cellulari detti osteoclasti – che degradano i sali minerali e liberando idrolasi acide – e gli osteoblasti – che ne depongono di nuova – fino a trasformarsi in osteociti, quando cessano l’attività.
Questo dinamismo è ben comprensibile durante la crescita, in cui si assiste ad un allungamento e aumento di dimensioni globale dell’osso. L’apposizione di nuovo tessuto, infatti, supera la quota demolita fino ai 30 anni circa.
C’è poi da dire che il rimodellamento è comunque un processo che dura tutta la vita, per adattarsi alle sollecitazioni ed eventualmente anche a traumi e fratture.
Dopo i 30 anni – età in cui lo scheletro raggiunge la massima resistenza – tuttavia, la demolizione supera la formazione di nuovo tessuto, portando ad una graduale diminuzione della densità ossea e aumento della fragilità.
Non esiste una sola osteoporosi
Possiamo distinguere in particolare:
- OSTEOPOROSI PRIMARIA, cioè un processo di indebolimento delle ossa ad insorgenza spontanea. È un fatto naturale legato all’età e che colpisce soprattutto le donne, a causa dei cambiamenti ormonali che si verificano durante la menopausa (ovvero la diminuzione degli estrogeni).
L’osteoporosi primaria è tipica dai circa 50 anni in su e costituisce più del 95% dei casi di osteoporosi nelle donne e l’80% negli uomini.
Ovviamente questo processo si può manifestare in modo variabile in ciascuno di noi, e potrebbero non esserci segnali o sintomi di avvertimento finché non la si evidenzia magari in seguito ad una frattura o un crollo vertebrale.
Oltre all’età, altri fattori che incidono sull’osteoporosi primaria sono:
- il fumo,
- l’alcool e la caffeina in eccesso,
- la razza bianca,
- la vita sedentaria,
- una dieta povera di Vitamina D o Calcio,
- la familiarità.
- OSTEOPOROSI SECONDARIA, che si manifesta in conseguenza di:
- un’altra patologia: iperparatiroidismo, ipertiroidismo, ipogonadismo, diabete mellito, mieloma multiplo;
- farmaci: corticosteroidi, anticonvulsivanti, progesterone, ormoni tiroidei.
- OSTEOPOROSI IDIOPATICA GIOVANILE: colpisce soggetti giovani ed è senza causa apparente.
Come capire se si ha l’osteoporosi:
L’osteoporosi è caratterizzata da una densitometria ossea (DEXA) alterata, ed è importante soprattutto tener conto del T SCORE, ovvero lo scostamento dal valore di riferimento della densità minerale ossea nella popolazione sana di pari età e sesso.
A seconda del valore di T score, si potrà definire il tipo di osteoporosi che interessa un determinato soggetto:
≥-1: NORMALE
Non c’è nulla di cui preoccuparsi.
Tra -1 e -2,5: OSTEOPENIA
La densità ossea risulta alterata, quindi si ha un aumento del rischio frattura, ma non è ancora grave.
<-2,5: OSTEOPOROSI
Il rischio di frattura ossea in questi casi è alto.
Si può prevenire o migliorare una situazione di osteoporosi?
Come per altre patologie, anche qui intervenire sullo stile di vita può portare a migliorare le proprie condizioni di salute.
In particolare, per ridurre il rischio di frattura ossea da osteoporosi si può agire in questo modo:
- Eliminazione dei fattori di rischio modificabili (fumo, alcool..);
- Eseguire esercizi fisici di carico, resistenza e posturale;
- Seguire una dieta ricca di calcio e Vitamina D;
- Intervenire con un’eventuale integrazione (800-1000 U di vitamina D al giorno)
- Assumere se necessario dei farmaci specifici (bifosfonati, raloxifene…)
Microbiota nella prevenzione dell’osteoporosi: ecco cosa dicono gli studi
Recenti lavori scientifici hanno dimostrato un legame tra osteoporosi e microbiota.
Questo significa che tra le azioni di prevenzione è importante mantenere il nostro intestino e la sua flora in buona salute.
In fondo, è tramite l’intestino che assorbiamo i nutrienti: in caso di eubiosi (equilibrio delle specie microbiche che popolano i nostri apparati ed in particolare l’intestino), si ha un miglior assorbimento di calcio e – anche se non ancora chiaro il perché – dei buoni livelli sierici di Vitamina D.
Si è anche visto che, in presenza di un microbiota sano, a livello intestinale si produce anche la serotonina, che regola l’attività degli osteoblasti.
Altre osservazioni interessanti che sono emerse dagli studi:
- In caso di osteoporosi primaria: i Bacteroidetes, i Faecalibacterium, le Prevotellacee risultavano in quantità maggiore, il metabolismo dei carboidrati era diminuito, mentre quello degli aminoacidi, nucleotidi e cofattori di vitamine era aumentato.
Al contrario, si è visto che in eubiosi, i Bifidobatteri promuovono l’assorbimento del lattosio e stabilizzano la mobilizzazione di calcio dall’osso.
- Alcuni ricercatori hanno studiato l’asse microbiota-immunità-salute ossea ed hanno rilevato che in disbiosi si nota una diminuita differenziazione dei linfociti Th1 e Th2 e questo indurrebbe l’attività degli osteoclasti.
- Un altro meccanismo proposto indaga la capacità dei batteri di regolare, a livello intestinale, la produzione di ossido Nitrico (NO) responsabile del mantenimento dell’omeostasi di osteoblasti ed osteoclasti.
- Infine, la disbiosi può portare ad un diminuito assorbimento di acido folico, all’ aumento di omocisteina, alterando i processi di ossificazione della cartilagine e rallentando la differenziazione degli osteoblasti.
Si tratta di molti meccanismi ancora da approfondire e chiarire: alcuni risultati sembrerebbero contraddittori tra loro e diversi studi sono stati ad oggi effettuati solo su animali. Ma di certo un legame tra microbiota ed osso c’è!
Questo porta a suggerire l’integrazione con probiotici per mantenere il corretto equilibrio della flora microbica intestinale, sia per prevenire l’osteoporosi, sia come terapia aggiuntiva a quelle tradizionali.
Ovviamente, non basta prendere dei fermenti lattici qualsiasi per aiutare l’intestino a lavorare correttamente: servono dei probiotici davvero funzionali e più i ceppi selezionati sono coerenti con il microbiota naturalmente presente nel nostro corpo, maggiore sarà l’efficacia.
Dalla ricerca Deltha Pharma in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Policlinico Agostino Gemelli di Roma nasce MASUROTA®, un integratore alimentare disponibile in due varianti, entrambe ad alto dosaggio: 25 miliardi di cellule vive e 50 miliardi di cellule vive.
Una formulazione che contiene ben 9 ceppi batterici con mappa genetica depositata presso l’EFSA, capaci di attraversare l’intestino – grazie alle capsule gastroresistenti con le quali viene realizzato il prodotto – e di colonizzare la mucosa intestinale.
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Frutto di studi clinici avanzati, il MASUROTA® favorisce il corretto equilibrio della flora batterica intestinale e supporta il suo naturale ripristino in caso di squilibri e disbiosi.
Ref
- D’Amelio P, Sassi F. Gut microbiota, immune system and bone. Calcif tissue 2017 Sep 30. doi: 10.1007/s00223-017-0331-y.
- Hao MI et al. Gut microbiota: an overlooked factor that plays a significant role in osteoporosis. Journal of International Medical Research 2019, Vol. 47(9) 4095–4103
- Li L et al. Microbial osteoporosis: the interplay between the gut microbiota and bones via host metabolism and immunity. Microbiology Open. 2019;8:e810. | 1 of 15 https://doi.org/10.1002/mbo3.810