I probiotici aiutano il microbiota?

I probiotici aiutano il microbiota?

Prendersi cura del proprio microbiota è molto importante, proprio per le funzioni che svolge e per il suo ruolo di protagonista nel nostro organismo (leggi anche: “7 ottimi motivi per prendersi cura del proprio microbiota”)

Il MICROBIOTA è un complesso di microrganismi che popolano il nostro corpo, anche se in genere si fa riferimento al MICROBIOTA INTESTINALE, che rappresenta il comparto più vasto e maggiormente studiato.

Qui sono presenti 100 trilioni di microrganismi, tra i quali batteri dei generi Firmicutes, Bacteroides, Proteobacteria, ecc., ma anche virus, batteriofagi e funghi.

La flora batterica svolge un ruolo essenziale per tutto l’organismo

 

Chiamato in precedenza “flora batterica”, il microbiota intestinale costituisce un proprio e vero organo metabolico che è essenziale per la vita.

Tra le funzioni assolte troviamo:

  • Supporto per la digestione delle fibre alimentari;
  • Produzione di substrati essenziali, come la vitamina K e B12;
  • Produzione di sostanze di difesa contro i patogeni non residenti;
  • Elaborazione di SCFAs, acidi grassi a catena corta (propionato, butirrato).

Un importante ruolo correlato riguarda il mantenimento di una mucosa intestinale sana e selettiva, che non lascia cioè passare qualsiasi cosa ingerita, ma opera una cernita a seconda di ciò che serve.

  • Dialogo con il sistema immunitario intestinale.Il microbiota a questo proposito svolge un ruolo importante, poiché insegna a distinguere cosa può passare e cosa invece dev’essere ostacolato e combattuto.

Cosa succede se il microbiota “si ammala”?

 

Come potrebbe accadere per qualsiasi altro organo, anche il microbiota cambia col tempo e rischia di ammalarsi.

In particolare può verificarsi uno squilibrio tra le specie che lo compongono, situazione che prende il nome di “DISBIOSI”.

Le cause più comuni della disbiosi sono:

  • uno stile di vita scorretto,
  • una alimentazione non equilibrata,
  • medicinali,
  • droghe,
  • inquinamento.

Se si verifica questa situazione può diventare un grosso problema, perché gli effetti della disbiosi possono farsi sentire, anche in modo inaspettato!

Infatti le azioni “locali” del microbiota hanno delle ricadute a livello sistemico, ovvero possono coinvolgere tutto l’organismo. Se in condizioni normali il microbiota non permette l’ingresso di sostanze nocive, una sua alterazione potrebbe invece portare ad un’attivazione inappropriata della risposta immunitaria, che andrebbe a creare dei punti di infiammazione a distanza.

Ne sono un esempio le ricerche che legano la disbiosi a:

Come mantenere il microbiota in equilibrio a favore della nostra salute

 

Per mantenere sano il microbiota o per favorire un suo ripristino in caso di alterazione, si ricorre ai PROBIOTICI, ovvero preparazioni di microrganismi “buoni” la cui funzione è proprio quella di ristabilire lo stato di equilibrio del nostro intestino (Se vuoi sapere come scegliere un buon probiotico leggi qui: “Che cosa sono i Probiotici”).

L’idea di integrare la nostra dieta con i probiotici risale al 1908 ed è opera di un biologo russo, Elie Metchnikoff.

Elie aveva notato che i pastori del Caucaso godevano di particolare longevità e, dopo aver collegato questo fattore con il loro alto consumo di yogurt, aveva dedotto che la causa di tale benessere potesse essere determinata dai batteri vivi presenti, i cosiddetti fermenti lattici.

Un altro caso studio viene fatto risalire sempre all’inizio del Novecento, quando si osservò una diminuzione dei Bifidobatteri nei bimbi con diarrea.

 

Fa davvero bene assumere probiotici attraverso alimenti e integratori che li contengono?

 

Le istituzioni ci vengono in aiuto elaborando regole e profili di sicurezza per la scelta, produzione e commercializzazione dei probiotici.

È importante che sia il prescrittore che il consumatore finale abbiano consapevolezza di cosa si acquista e si assume.

Anche per questo, nel 2017 alcuni ricercatori italiani dell’Università statale di Milano hanno stilato delle semplici regole guida nella scelta dei probiotici.

Partendo dalla definizione FAO/OMS del 2001:

I probiotici sono organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, possono apportare un beneficio alla salute dell’ospite”.

Si è concluso che:

  • La quantità adeguata per ottenere una colonizzazione temporanea è stimata in almeno 109 cellule vive. Si parla quindi di 1 miliardo di batteri al giorno di un solo ceppo. Se l’alimento/integratore è multiceppo, ovvero contiene più specie, almeno una deve essere di questa portata.
  • Organismi vivi significa che devono resistere al passaggio attraverso lo stomaco e non venir intaccati dai succhi acidi e dalla bile. Pertanto le formulazioni per essere efficaci devono essere gastroresistenti.
  • Gli organismi devono anche essere vitali, cioè in grado di colonizzare e moltiplicarsi nell’intestino.
  • Devono essere sicuri, ovvero:

 – di origine certificata,
– iscritti nei registri appositi,
– con mappa genetica nota,
– non portatori di resistenze ad antibiotici o tossine,
– ecc.

  • Devono avere efficacia clinica documentata.

Da qui si può dedurre poi che i derivati dei batteri e i microrganismi non viventi non sono probiotici.

Anche i fermenti lattici che non sopravvivono al passaggio nello stomaco, non possono essere considerati probiotici.

Che caratteristiche deve avere un alimento/integratore con probiotici?

Trovare risposta a questa domanda non è poi così semplice.

Gli studi riguardanti l’impatto dei probiotici sul microbiota intestinale non sono molti, né è cosi facile analizzare una comunità di microrganismi molto diversificata e che assolve tante funzioni.

I risultati sono comunque incoraggianti, poiché i ceppi soprattutto di Bifidobacterium, Lactobacillus, Streptococcus e del lievito Saccharomyces cerevisiae hanno mostrato buoni risultati.

Quello che emerge, comunque, è che si va verso una “next generation” di probiotici: a fronte di apportare beneficio e quindi dare risultati osservabili nei pazienti (riduzione della diarrea ad esempio), i probiotici dovrebbero interagire con il microbiota nativo ripristinando la composizione ottimale e l’equilibrio fra le specie residenti originali.

Gli studi si stanno concentrando dunque su quelle specie che ancora non sono state approvate come “probiotici” (come Akkermansia municiphila o Faecalibacterium prausnitzii) ma che tuttavia si sono mostrate importanti negli studi.

Ci aspettiamo quindi che nuovi ceppi probiotici vengano via via approvati e che le formulazioni diventino sempre più ricche, adeguate al soggetto destinatario e mirate al campo di applicazione (patologia) desiderato.

Una cosa è oggi certa: non basta prendere dei fermenti lattici qualsiasi per aiutare il microbiota intestinale a lavorare correttamente. Servono dei probiotici davvero funzionali e più i ceppi selezionati sono coerenti con il microbiota naturalmente presente nel nostro corpo, maggiore sarà l’efficacia.

Dalla ricerca Deltha Pharma in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e Policlinico Agostino Gemelli di Roma nasce MASUROTA®, un integratore alimentare disponibile in due varianti, entrambe ad alto dosaggio: 25 miliardi di cellule vive e 50 miliardi di cellule vive.

Una formulazione che contiene ben 9 ceppi batterici con mappa genetica depositata presso l’EFSA, capaci di attraversare l’intestino – grazie alle capsule gastroresistenti con le quali viene realizzato il prodotto – e di colonizzare la mucosa intestinale.

La composizione relativa ai ceppi utilizzati è unica sul mercato e lo dimostra il brevetto attualmente depositato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Frutto di studi clinici avanzati, il MASUROTA® favorisce il corretto equilibrio della flora batterica intestinale e supporta il suo naturale ripristino in caso di squilibri e disbiosi.

Scopri di più sul Masurota

 

 

Bibliografia

  • Satokari R. Modulation of gut microbiota for health by current and next-generation probiotics. Nutrients 2019;11:1921
  • Toscano M et al. A consumer’s guide for probiotics: ten golden rules for a correct use. Dig Liver Dis 2017;49(11):1177-84
  • Tsai YL et al. Probiotics, prebiotics and amelioration of disease. J Biom Sci 2019;26:3
  • Wieers G et al. How probiotics affect the microbiota. Frontiers in Cell and Infection Microbiology 2020;9:Art 454
Il microbiota e le allergie alimentari: possibilità di prevenzione in futuro

Il microbiota e le allergie alimentari: possibilità di prevenzione in futuro

Le ALLERGIE ALIMENTARI sono aumentate negli ultimi anni, per questo gli esperti si stanno concentrando sull’analisi e l’individuazione dei meccanismi che si trovano alla loro base. Il campo delle allergie alimentari sta così assumendo sempre più importanza e interesse, sia in ambito scientifico che per l’industria.

Ma cosa è emerso in questi anni di studi?

Non solo si è indagato con attenzione ciò che accade nel tubo digerente – e cioè come gli alimenti vengono riconosciuti e processati – ma gli scienziati hanno rilevato anche l’esistenza di ben altre vie di sensibilizzazione.
In particolare, svolgono un ruolo di primo piano la pelle e le vie respiratorie.

Questa è un’ulteriore conferma del fatto che una alterazione del sistema immunitario può portare a risposte anomale le reazioni allergiche – che possono aver luogo in siti diversi dell’organismo. In pratica è “tutto è collegato”.

Inoltre, le crescenti conoscenze sul microbiota testimoniano un ruolo di primo piano:

– del metabolismo batterico nei confronti del sistema immunitario;
– delle risposte della mucosa del tubo digerente, alla cui integrità contribuisce il microbiota stesso, verso le sostanze ingerite.

Da qui le conclusioni.

Microbiota e allergie: alcune importanti evidenze scientifiche

 

Dalla ricerca scientifica è emerso che:

-> L’assunzione di antibiotici durante la gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino aumenta il rischio di allergia al latte vaccino.

-> I bambini con allergie al latte vaccino hanno un microbiota alterato rispetto ai coetanei. Lo dimostra anche il fatto che, nel primo mese di vita dei bambini indagati, è stata rilevata una presenza inferiore di batteri dei generi Acinetobacter e Clostridium. Ma non solo: si è vista anche una minor presenza di ceppi produttori di acidi grassi a catena corta-SCFAs, importanti per la salute della mucosa intestinale.

-> I soggetti con allergia alle arachidi hanno un microbiota più ricco in Bacteroides.

-> La disbiosi precede lo sviluppo delle allergie.

Cosa fare allora per ridurre il rischio di intolleranze ed allergie?

 

Alcune buone abitudini possono favorire l’equilibrio del microbiota e, di conseguenza, il benessere generale dell’organismo.

In particolare è stato notato che:

  • La vita all’aria aperta e la presenza di animali domestici hanno un ruolo protettivo.
    Studi evidenziano che gli individui cresciuti in campagna possiedono un microbiota più ricco e vario rispetto a quelli di soggetti cresciuti in altri contesti.
  • Avere dei fratelli e sorelle maggiori sembrerebbe un fattore comune a chi è più protetto dalle allergie.
  • Assumere una alimentazione ricca in frutta, verdura e cibo non industriale è un ottimo fattore benefico.

In: Aitoro 2017

 Coloro che non hanno uno stile di vita adeguato al mantenimento di un sano microbiota possono comunque utilizzare dei supplementi di PROBIOTICI per supportare il proprio benessere.

Al momento possiamo dire che gli studi sono ancora in divenire e le evidenze ancora non danno conclusioni, bensì suggerimenti.

Una certa importanza viene comunque riconosciuta ai bifidobatteri e in particolare il Bifidobacterium breve, che pare promuovere meccanismi anti-allergici.

La soluzione definitiva e veloce per curare le allergie ancora non c’è, ma di certo avere un microbiota “robusto” offre importanti vantaggi.

Perciò l’integrazione con probiotici – qualora fosse necessario – è il primo step per prendersi cura del proprio microbiota.

Ovviamente i probiotici devono possedere delle caratteristiche molto specifiche per poter essere definiti tali (Leggi il nostro articolo “Che cosa sono i probiotici?“).

Nella giungla di integratori in commercio, non tutti sono a base di probiotici vivi e vitali ed il loro effetto sul benessere intestinale può risultare, in realtà, limitato.

MASUROTA® nasce proprio per favorire il corretto ripristino del microbiota intestinale ed aiutare l’organismo a prevenire gli squilibri collegati ad una sua alterazione.

Sviluppato per imitazione del microbiota di un donatore sano, ha una formulazione unica in commercio, frutto degli studi clinici e della collaborazione di Deltha Pharma con l’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. 

Prova la reale efficacia del MASUROTA®

 

BIBLIOGRAFIA:

  • Aitoro R et al. Gut microbiota as a target for preventive and therapeutic intervention against food allergy. Nutrients 2017;9:672
  • Cukrowska B et al. The relationship between the infant gut microbiota and allergy. The role of Bifidobacterium breve and prebiotic oligosaccharides in the activation of anti-allergic mechanisms in early life. Nutrients 2020;12:946
  • Sampson HA et al. Mechanisms of food allergy. J Allergy Clin Immunol 2018
Un microbiota sano aiuta anche i polmoni

Un microbiota sano aiuta anche i polmoni

È ormai nota l’importanza di avere un microbiota in equilibrio per il benessere del proprio organismo (Per approfondimenti clicca qui!).

A contribuire alla nostra salute, però, non è solo il microbiota dell’intestino. Infatti, nell’ultimo decennio, è stata dimostrata l’esistenza di uno specifico microbiota anche in altri distretti, tra cui l’apparato respiratorio.

Inoltre, esiste un rapporto, una comunicazione molto interessante tra il microbiota dell’intestino e quello del polmone, tale che l’asse intestino-polmone sembrerebbe poter assumere un ruolo nella prevenzione delle malattie respiratorie e come coadiuvante nelle terapie, dicono i ricercatori.

Microbiota e Asse intestino polmone: scoperto un ruolo importante nelle malattie respiratorie

 

Uno degli aspetti più rilevanti è l’aver notato che spesso i disturbi respiratori si manifestano contestualmente a disturbi gastrointestinali.
In particolare, si sviluppano in concomitanza con:

-> la sindrome dell’intestino irritabile (IBS) nel 30% dei casi;

-> le malattie infiammatorie intestinali (IBD) nel 50% dei casi.

La spiegazione di questo duplice coinvolgimento deriva dall’osservazione che i due apparati condividono la stessa origine embrionale e hanno somiglianze strutturali. Inoltre, sono entrambi due “porte” comunicanti con il mondo esterno e hanno un “ingresso” in comune – cioè la bocca – attraverso il quale restano connessi. In questo modo possono condividere l’arrivo dello stesso materiale e dei microorganismi verso l’interno.

Di conseguenza, in questi siti le difese immunitarie assumono un ruolo di primo piano, poiché devono essere al tempo stesso:

– ben rappresentate e funzionali;
– pronte a rispondere all’arrivo di agenti esterni potenzialmente dannosi;
– tolleranti verso tutto ciò che è self, cioè proprio dell’organismo, o non-self cioè estraneo, ma tuttavia non pericoloso e addirittura utile (o tutt’al più innocuo).

Ed all’interno di questo equilibrio, gioca un ruolo interessante il MICROBIOTA, partecipando attivamente alla regolazione funzionale del sistema immunitario.

Microbiota dell’intestino e microbiota del polmone: come sono collegati?

 

L’ambiente intestinale è dominato principalmente da 4 phyla batterici: Firmicutes, Bacteroidetes, Proteobacteria and Actinobacteria ed in minor misura da altri, tra cui Fusobacteria, Verrucomicrobia and Spirochaetes.

L’apparato respiratorio pare, invece, avere un microbiota più variabile.

Inizialmente si pensava fosse un ambiente sterile, ma una osservazione più mirata ha rivelato la presenza di diverse specie microbiche residenti, che vi giungono ad esempio tramite la respirazione o dal cavo orale (questo include anche potenziali patogeni, come per esempio nel caso di malattie dentarie).
Questi microorganismi vengono poi di volta in volta selezionati, per cui è anche difficoltoso stabilirne l’effettiva composizione risultante nelle vie aeree.

In generale, comunque, sembra che il polmone sano ospiti una quota di Proteobacteria superiore rispetto all’intestino e che i generi maggiormente rappresentati includano Prevotella, Veillonella, Pseudomonas e Streptococcus.

In presenza di malattie respiratorie, invece, come asma, infezioni delle vie aeree, ecc., tale composizione del microbiota tende a mantenersi piuttosto stabile, ma non si sa ancora se questo sia causa o effetto della patologia in atto.

Fatta questa premessa, il microbiota intestinale e respiratorio mostrano di essere in collegamento tra loro e questo perché l’apparato respiratorio e quello gastrointestinale stessi comunicano:

  • Attraverso tutto ciò che passa per il cavo orale: alimenti, aria, fumo, inquinanti, microrganismi, ecc.
  • Attraverso il sistema immunitario, a sua volta influenzato dal microbiota a livello locale e sistemico (quindi a distanza).

Ad oggi conosciamo poco delle complesse interazioni esistenti, ma abbastanza per capirne la potenzialità:

  • Nell’apparato digerente, i Bifidobatteri e il genere Bacteroides inducono la produzione di peptidi antimicrobici difensivi e immunoglobuline secretorie (IgA), modulando la risposta infiammatoria.
  • Nell’apparato respiratorio lo Streptococcus pneumoniae e l’Haemophilus influenzae promuovono le risposte infiammatorie.
    Invece, i ceppi non patogeni di Streptococchi possono frenare il sistema e sopprimere le risposte allergiche.
  • La disbiosi si accompagna a infiammazione locale e risposte immuni anomale, con effetti anche Questo avviene tramite traslocazione di sostanze e cellule immunitarie, che entrano nel torrente circolatorio e linfatico.
    Questo effetto è bidirezionale (intestino/polmoni, polmoni/intestino).
  • Un’alta percentuale di Bifidobatteri (Bifidobacterium longum) nel tratto gastrointestinale è stata correlata ad una bassa incidenza di asma.
  • Nei bambini di 1 mese, la colonizzazione intestinale da Clostridium difficile è correlata all’insorgenza di asma a 6-7 anni.
  • L’impiego di antibiotici che modificano il microbiota intestinale – causando una minor presenza di Veillonella, Faecalibacterium e Lachnospira nell’intestino – è parimenti correlato al rischio aumentato di sviluppare asma e infezioni respiratorie.
  • Topi privi di microbiota intestinale hanno risposte immuni alterate nelle malattie respiratorie.
  • Le fibre alimentari modificano il microbiota – in modo simile – sia a livello dell’apparato digerente che dell’apparato respiratorio.

Le variazioni del microbiota intestinale correlate alla dieta si riflettono localmente ed a distanza, cioè sia a livello dell’apparato respiratorio che del sistema nervoso.
Inoltre, una dieta ad alto contenuto di fibre conduce ad una minor mortalità per malattie respiratorie.

Budden et al, 2017

Budden et al, 2017In: Dumas 2018

In generale, non è stata chiaramente dimostrata la traslocazione di batteri tra i due apparati, ma la comunicazione avviene tramite segnali molecolari delle cellule immunitarie, che acquisiscono informazioni in un sito e le trasportano anche in altri apparati.

Microbiota nelle malattie respiratorie rispetto ai soggetti sani

 

Ulteriori studi hanno evidenziato una alterazione del microbiota nei soggetti con patologie respiratorie, rispetto ai soggetti sani.

In particolare, ad oggi sappiamo che:

  • ASMA: si accompagna ad aumento di Proteobacteria e diminuzione dei Bacteroidetes
  • MALATTIA CRONICA OSTRUTTIVA: si riscontra maggior presenza di Proteobacteria e Firmicutes e minor presenza di Bacteroidetes.
  • FIBROSI CISTICA: si nota una presenza di patogeni come lo Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa, ma il significato e i meccanismi implicati sono ancora da chiarire.
  • FIBROSI POLMONARE IDIOPATICA: è caratterizzata da aumento di Streptococcus, Pneumococcus e Staphylococcus.

Come supportare il microbiota e difendersi dalle malattie respiratorie?

 

Ci sono ricerche recenti legate alla supplementazione con PROBIOTICI (https://www.microbiotaitalia.it/che-cosa-sono-i-probiotici/) che indicano un beneficio per i pazienti con malattie respiratorie.

Studi su animali e pazienti hanno mostrato in particolare che:

  • Lactobacillus rhamnosus, Bifidobacterium lactis e Bifidobacterium breve sono benefici nelle allergie e nelle infiammazioni delle vie aeree.
  • Lactobacillus casei Shirota e Lactobacillus rhamnosus GG riducono i sintomi nelle esacerbazioni della fibrosi cistica.
  • Lactobacillus acidophilus durante trattamento con cisplatino nel tumore del polmone pare migliorare la risposta.
  • Il genere Lactobacillus migliora i sintomi dell’asma.

Ovviamente gli sudi sono ancora pochi per trarre delle conclusioni definitive, ma le indicazioni ed i suggerimenti sono interessanti ed aprono molte strade e nuove frontiere.

Da notare, queste indagini sono principalmente focalizzate sul microbiota classicamente inteso, cioè quello composto da popolazioni batteriche.
Tuttavia, il microbiota comprende anche gruppi di virus e di funghi che partecipano – seppur con meccanismi meno conosciuti – alle interazioni con l’ospite e con i batteri stessi residenti, per mantenere l’equilibrio e lo stato di salute.

Mentre il “virobiota” (microbiota costituito da virus) e le sue proprietà sono ancora in gran parte da studiare, gli scienziati hanno portato alla luce alcune interazioni importanti tra i batteri ed i funghi (“micobiota”):

-> Candida albicans e Saccharomyces boulardii inibiscono la crescita di patogeni intestinali come Clostridium difficile ed Escherichia coli e beneficiano degli acidi grassi a catena corta (SCFAs) prodotti dai batteri per la loro crescita.

-> Nell’apparato respiratorio, troviamo Ascomiceti (Aspergillus, Cladospirium) e Microsporidia (Systenostrema) ma il meccanismo di interazione con i batteri non si conosce ancora a fondo.

-> È noto che lo Streptococcus è stimolato da Candida a produrre biofilm.

-> In presenza di Pseudomonas aeruginosa, il fungo Aspergillus fumigatus ha una crescita più florida ma i meccanismi e le ricadute sulla salute dell’ospite ancora non sono state indagate a fondo.

Ancora una volta gli studi confermano comunque l’importanza di mantenere il proprio microbiota intestinale in corretto equilibrio, valorizzando il suo ruolo di “centrale della salute”, come più volte è stato chiamato dai medici, proprio per l’importanza che riveste nelle funzioni di tutto l’organismo.

Dott.ssa Federica Puccini

 

Bibliografia:

  • Anand S and Mande SS. Diet, microbiota and gut-lung connection. Frontiers in Microbiology 2018;9;article 2147
  • Budden KF et al. Emerging pathogenic links between microbiota and the gut-lung axis. Nat Rev 2017;Vol 15
  • Chunxi L et al. The gut microbiota and respiratory diseases: new evidence. J Immunol Res 2020; Article ID 2340670
  • Dumas A et al. The role of the lung microbiota and the gut-lung axis in respiratory infectious diseases. Cell Microbiol 2018:20e12966
  • Enaud R et al. The gut-lung axis in health and respiratory diseasea: a place for inter-organ and inter-kingdom crosstalks.. Frontiers in cancer and infection microbiology 2020;10:Article 9
  • Saint-Criq V et al. Dysbiosis, malnutrition and enhanced gut-lung axis contribute to age-related respiratory disease. Aging res rev 2021;66:101235
  • Wang J et al. Role of microbiota on lung Homeostasis and disease. Sci China Life Sci 2017;60:1407-15
L’importanza del microbiota nel controllo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)

L’importanza del microbiota nel controllo delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI)

Così come il MICROBIOTA può assumere una funzione rilevante nella IBS, ovvero sindome dell’intestino irritabile (guarda anche art. 19: “Il Microbiota e il suo ruolo nella Sindrome dell’intestino irritabile“), anche nel caso delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) il microbiota può svolgere un’azione di controllo.

Tutt’oggi la sua influenza è oggetto di indagine ed approfondimenti da parte degli scienziati, ma i dati finora ottenuti fanno ben sperare in una terapia di prevenzione e cura in questo senso.

Note anche come IBD (Inflammatory Bowel Disease), le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) raggruppano alcune disfunzioni del tubo digerente, caratterizzate da una infiammazione cronica e ricorrente dei tessuti. I sintomi correlati non sono sempre presenti e, per questo, si assiste ad un’alternanza tra fasi di benessere e fasi di riacutizzazione della patologia.

Quali sono nello specifico le Malattie Infiammatorie Croniche intestinali (MICI)?

Non si tratta di patologie molto diffuse (200.000 persone in Italia) e sono essenzialmente rappresentate da:

  • Malattia di Crohn (MC)
  • Colite ulcerosa (CU)

Possono colpire in egual misura entrambi i sessi e il loro esordio avviene in genere tra i 20 ed i 50 anni, anche di recente, c’è stato un aumento di casi nei bambini.

-> La COLITE ULCEROSA colpisce il tratto del colon-retto.

Si manifesta con infiammazione continua della mucosa e sanguinamento rettale, che inizialmente viene interpretato come patologia emorroidaria.

Possono essere presenti anche diarrea con feci poco formate, urgenza di evacuare e sintomi extraintestinali, quali:

Infiammazione articolare e dolore alle ossa;
Infiammazione a pancreas e fegato, che si manifesta con un colorito giallognolo della sclera (la “parte bianca dell’occhio”), associata spesso a bruciore e rossore oculare;

Noduli cutanei caldi e arrossati o comparsa di ulcere alle gambe.

-> La MALATTIA DI CROHN coinvolge tutto il tubo digerente in maniera segmentaria, e si manifesta con la presenza di ulcere distribuite “a salto”, ovvero lesioni del tessuto che possono comparire lungo l’intero tratto, a partire dalla bocca fino all’ano, anche se più spesso è localizzata nell’intestino.

La Malattia di Crohn è spesso accompagnata da diarrea cronica e dolore addominale. Ma non solo: chi ne è affetto può presentare anche malassorbimento, dimagrimento, anemia, febbre.

Proprio a causa di questi sintomi può, in prima battuta, essere confusa con la IBS (Sindrome dell’Intestino Irritabile), rendendo più difficile la diagnosi iniziale.

C’è da dire, comunque, che la sintomatologia rimane molto varia, a seconda del tratto coinvolto e non mancano anche eventuali sintomi extraintestinali.

Tra le possibili complicanze ricordiamo:

  • stenosi (restringimento patologico di un tratto del tubo digerente)
  • perforazioni intestinali
  • fistole (canalicoli patologici che fungono da tramite anomalo tra due organi o tra un apparato interno e la cute).

La diagnosi delle IBD non è sempre facile.

Spesso avviene in maniera ritardata rispetto all’esordio e in molti casi è lo stesso paziente che sottovaluta i sintomi. Questo perché tende a confonderli e ad attribuirli ad una forma di stress. Di conseguenza, il soggetto colpito non dà importanza ai primi segnali, li trascura per lungo tempo o – peggio ancora – tenta di improvvisare terapie generiche, senza però andare ad agire sulla reale causa.

Tutto ciò porta ad evitare la colonscopia, tanto “temuta” dal paziente quanto però essenziale per la diagnosi.

Cosa causa l’insorgenza delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali?

La causa è sconosciuta ma si pensa ad un insieme di fattori scatenanti:

  • La predisposizione genetica.
    Sono stati individuati circa 160 geni di suscettibilità che mostrano mutazioni nei soggetti con MICI.
  • I fattori ambientali.
    Una dieta ricca di grassi e proteine animali, carboidrati ed additivi come conservanti e coloranti, e povera di fibre può essere tra le cause.
  • Una anomala attivazione del sistema immunitario ed enteroendocrino verso uno specifico antigene.
    Questo antigene ancora non è stato identificato in maniera univoca, ma si presume che appartenga al microbiota, ovvero alla comunità di batteri, funghi e virus che colonizza il tubo digerente, soprattutto nel tratto terminale.

In pratica, una causa delle MICI potrebbe essere proprio il disequilibrio all’interno del microbiota o una modificazione dei suoi microrganismi, con conseguente aumento dell’adesività alle mucose, invasività e colonizzazione delle cellule intestinali, oltre a cambiamenti del metabolismo microbico e di conseguenza, anche dell’ospite.

Tutti questi fattori potrebbero agire in concerto e avviare una risposta infiammatoria.

Viceversa, è anche ipotizzabile che le MICI stesse portino un certo grado di disbiosi che potrebbe alimentare il perpetuarsi della infiammazione e delle riacutizzazioni.

Il microbiota influenza le Malattie Infiammatorie Croniche intestinali (MICI): cosa dicono gli studi

Il microbiota “normale” è costituito da Firmicutes (49-76%) e Bacteroidetes (16-23%), seguiti da Proteobacteria e Actinobacteria. (Per approfondimenti, clicca qui: “Il MICROBIOTA”)

Tra le molteplici funzioni, il microbiota:

– fornisce difesa dai patogeni,
– metabolizza e sintetizza nutrienti essenziali all’organismo,
– è fondamentale per lo sviluppo ed il funzionamento corretto del sistema immunitario, – contribuisce all’integrità della barriera mucosa intestinale.

In: Nishida et al
In: Nishida et al
In: Yu et al

I dati della letteratura riportano che:

  • I soggetti con IBD presentano un’alterazione del microbiota, in particolare:
  1. diminuzione dei Firmicutes, specialmente Blautia feacis, Roseburia inulivorans e Faecalibacterium prausnitzii;
  2. aumento dei Bacteroidetes e Proteobacteria, soprattutto la famiglia delle Enterobacteriaceae;
  3. presenza anomala di di Mycobacterium avium, vari ceppi di Escherichia coli e Fubacterium varium.
  • In presenza delle IBD si possono osservare anche modificazioni nel pool di virus e funghi che costituiscono il microbiota:
  1. aumento di batteriofagi (virus che parassitano ed uccidono i batteri) Caudovirales
    1. aumento dei virus delle famiglie Pneumoviridae, Herpesviridae, Hepadnaviridae;
    2. aumento di Candida albicans, Gibberella moniliformis, Alternaria brassicola;
    3. diminuzione del Saccharomyces cerevisiae e Malassezia sympodialis.
  • I soggetti con IBD mostrano un microbiota instabile e mutevole nel tempo, al contrario dei sani ove il microbiota mostra resilienza e stabilità.
  • I soggetti con IBD manifestano:
  1. riduzione dei ceppi coinvolti nella digestione delle fibre alimentari e nella produzione di SCFAs (acidi grassi a catena corta), tra i quali il butirrato, essenziale per l’integrità della mucosa e per il corretto funzionamento del sistema immunitario. Questi ceppi sono rappresentati da: Faecalibacterium prausnitzii, Ruminococcus bromii, Eubacterium rectale.
  2. Aumento di specie come Desulfovibrio, produttrici di composti solforati dannosi.
  • I processi di autofagia (digestione di parte del citoplasma della cellula, in organelli appositi detti lisosomi) risultano alterati. Pertanto l’equilibrio cellulare, la quantità e qualità di proteine espresse vengono meno.
  • Si è visto che questo colpisce:
  1. L’integrità della barriera mucosa intestinale. Di conseguenza, si modifica la permeabilità e il passaggio di sostanze potenzialmente tossiche e dei batteri in circolo, aumentando l’infiammazione e l’attivazione del sistema immunitario in generale.
  2. L’apoptosi o morte cellulare programmata, la produzione e secrezione disostanze battericide, di enzimi, di proteine regolatrici del sistema immunitario e di radicali liberi.
  • I geni coinvolti nella patogenesi delle IBD sono implicati nei processi di riconoscimento ed elaborazione di componenti batteriche, nell’integrità strutturale della mucosa intestinale e nell’autofagia (tra questi: NOD2/CARD15 e ATG16L1, IRGM, ECM1, LAMB1, ecc.).
  • L’esposizione precoce, cioè durante l’infanzia ed in particolare nel primo anno di vita, agli antibiotici, con alterazione del microbiota, aumenta il rischio di sviluppare le MICI.
In: Amoroso et al

Come è possibile prevenire e curare le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali grazie al Microbiota?

Alcune preparazioni di probiotici si sono dimostrate utili sia per giungere alla remissione, in aggiunta alle terapie convenzionali, sia nel ritardare le riacutizzazioni. Questo si è visto soprattutto nella Colite Ulcerosa, anche se non ci sono ancora conclusioni definitive in merito.

Un’altra soluzione interessante e sotto indagine è rappresentata dal ripristino dell’equilibro microbiotico attraverso il trapianto fecale.

Ricordiamo che in Italia, il Policlinico Agostino Gemelli di Roma è stato il primo polo ad effettuare il trapianto fecale.

Sulla base degli studi effettuati, è stato possibile sviluppare poi un prodotto che trova origine proprio per imitazione del microbiota di un donatore sano di feci.

Stiamo parlando del MASUROTA®.

Frutto di studi clinici e della collaborazione proprio tra il Policlinico Agostino Gemelli di Roma con Deltha Pharma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il MASUROTA® contiene al suo interno specifici microorganismi probiotici selezionati, che si sono rivelati capaci di modificare in modo positivo la composizione del microbiota dei pazienti cui sono stati somministrati.

Il MASUROTA® nasce cosìper favorire il corretto ripristino del microbiota intestinale ed aiutare l’organismo a prevenire gli squilibri collegati ad una sua alterazione.

Scopri i benefici del MASUROTA

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Il Microbiota e il suo ruolo nella Sindrome dell’intestino irritabile (IBS)

Il Microbiota e il suo ruolo nella Sindrome dell’intestino irritabile (IBS)

La SINDROME DELL’INTESTINO IRRITABILE (IBS, Irritable Bowel Syndrome) è un disturbo della funzione intestinale di cui soffre il 10-15% della popolazione adulta.

È caratterizzato soprattutto da dolore addominale e gonfiore, ma presenta anche sintomi come:

  • urgenza di evacuare spesso,
  • presenza di muco nelle feci,
  • sensazione particolare di svuotamento incompleto, che prende il nome di “tenesmo rettale”.

La sindrome dell’intestino irritabile – conosciuta in passato come “COLITE” – è ad oggi uno dei più comuni disturbi gastrointestinali, accanto alle MICI, ovvero Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali. Queste ultime prendono anche il nome di IBD (Inflammatory Bowel Disease) e comprendono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, che si manifestano con alterazioni della parete intestinale – quali ulcere e lesioni – di natura infiammatoria, associate a calo di peso e sanguinamento.

La differenza principale tra la sindrome dell’intestino irritabile e le malattie infiammatorie croniche intestinali è che lo stato infiammatorio è presente solo nelle seconde (IBD) e non nelle IBS. Infatti, nella sindrome dell’intestino irritabile i reperti delle colonscopie risultano generalmente normali e non si associa un aumentato rischio di sviluppare patologie potenzialmente gravi o tumori.

Quanto influisce la sindrome dell’intestino irritabile sulla qualità della vita?

La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione cronica e ricorrente e colpisce soprattutto le donne di fascia d’età attorno ai 20-50 anni.

In genere migliora con il passare del tempo ma resta comunque una patologia debilitante sia per le sue caratteristiche che per il decadimento della qualità di vita. Esistono vari sottotipi di IBS e la gestione delle cause – che ancora non sono del tutto note – ne rende problematica la risoluzione.

L’IBS non è perciò affatto da sottovalutare anche per gli importanti costi sanitari e assistenziali che causa, legati soprattutto ai sintomi invalidanti.

Si posiziona, allora tra le principali cause di assenze prolungate dal lavoro, seconda solo all’influenza.

L’IBS va ad alterare non solo le prestazioni professionali, ma anche la socialità e le relazioni familiari di chi ne soffre, incidendo su tutta la sfera sociale dell’individuo.

Quando si può parlare di IBS: tutti i criteri per effettuare una diagnosi

L’IBS colpisce intestino tenue e colon, manifestandosi con:

  • Alterazione delle funzioni motorie: gonfiore addominale; diarrea per aumentata motilità o stipsi per spasmo e rallentamento; talora urgenza e sensazione di evacuazione incompleta.

Queste condizioni si possono alternare nei diversi periodi e, talvolta, possono essere accompagnate da una distensione – anche visibile – dell’addome, determinata da un rilassamento dei muscoli della parete addominale, con spasmo del diaframma.

  • Alterazioni della sensibilità dolorosa/ipersensibilità viscerale.

Il dolore è il sintomo principale e, in genere, si attenua con l’evacuazione e si acuisce quando cambia la frequenza di defecazione e la consistenza delle feci.

  • Alterazioni della secrezione di liquidi.
  • Sintomi extra-intestinali, che possono essere anche invalidanti, come la stanchezza cronica, la spossatezza, l’insonnia e disturbi della sfera sessuale.

La diagnosi avviene se il paziente riferisce la presenza di dolore addominale ricorrente per almeno un giorno a settimana, negli ultimi tre mesi.

Il dolore però non basta per parlare di IBS, ma deve essere definito secondo due o più criteri (definiti Rome IV Criteria):

  • Correlato alla defecazione;
    • Associato con un cambiamento della frequenza della defecazione;
    • Associato con un cambiamento della forma (aspetto) delle feci.

Tali criteri devono essere rispettati per almeno tre mesi, con esordio dei sintomi almeno sei mesi prima della diagnosi.

Credits Fig: theromefoundation.org

Cosa scatena la sindrome dell’intestino irritabile?

La causa non è ancora del tutto nota.

Ad oggi si riconosce una combinazione di fattori:

  • ereditari,
  • genetici,
  • alimentari,
  • ormonali,
  • emotivi.

Spesso è una patologia di natura psicosomatica, dove la presenza di ansia e depressione, o di eventi stressogeni, assume un ruolo di primo piano tra le cause.

Invece, nel 6-17% dei casi l’evento scatenante è una infezione gastrointestinale.

Non si verificano, comunque, sanguinamento, anemia, perdita di peso, febbre o sintomi che potrebbero far pensare a patologie più importanti.

Inoltre, la reazione a cambiamenti di stile di vita e la necessità di modificare la propria dieta, variano da persona a persona, facendo dell’IBS una patologia strettamente “individualizzata”.

Per quanto riguarda la dieta, si consiglia di evitare quei cibi che vengono definiti con l’acronimo FODMAP: Fermentable Oligo-saccharides, Disaccharides, Mono-saccharides and Polyols. Ovvero alimenti ad alto contenuto di fibre che, fermentando, potrebbero acuire i sintomi.

C’è da dire, però, che solo il 50-70% dei pazienti ottiene risultati con questo tipo di dieta.

Sono state studiate, in alternativa, anche gli effetti legati ad una dieta priva di glutine o la chetogenica, ma senza conclusioni definitive per ora.

Lo stress tra le possibili cause di IBS

Quando parliamo di “STRESS” ci riferiamo a quella risposta psicologica e fisiologica che l’organismo mette in atto nei confronti di compiti, difficoltà o eventi della vita prolungati o valutati come eccessivi o pericolosi.

La sensazione che si prova in una situazione di stress è di essere di fronte ad una forte pressione mentale ed emotiva.

Il processo, già noto all’inizio del secolo come Sindrome Generale di Adattamento (SGA), si compone di tre fasi, quasi sempre presenti contemporaneamente all’interno dell’organismo: Allarme, Resistenza, Esaurimento.

All’inizio, lo stress è in realtà una condizione positiva che porta a essere più reattivi, poi tuttavia provoca effetti negativi.

Dagli studi condotti si è visto che la componente emotiva, la capacità di reagire o meno agli stress fisici, psicologici e sociali, la presenza di ansia e depressione sono fattori importanti nello sviluppo della IBS e della reattività intestinale che risponde in modo alterato, anomalo ed esagerato.

Inoltre è stato rilevato che lo stress determina un aumento sia della motilità che della sensibilità intestinale in tutti i soggetti indagati, ma in modo più accentuato nelle persone che soffrono di IBS.

C’è correlazione anche tra IBS e sistema nervoso?

L’alterazione della motilità e della sensibilità viscerale (dolore, gonfiore, diarrea/stipsi, ecc.) coinvolgono le fibre nervose del tubo digerente.

Le terminazioni nervose situate all’interno della parete intestinale – che controllano la contrazione della muscolatura e trasmettono al cervello le sensazioni dell’intestino – sono più sensibili del normale.

E a sua volta, a livello del sistema nervoso centrale, c’è una anomala processazione e risposta ai segnali giunti dal tubo digerente.

La conseguenza è che i nervi ed i muscoli dell’intestino diventano più attivi, causando diarrea, gonfiore e dolore addominale.

Se le contrazioni muscolari sono scoordinate o tendono a diminuire, si determina un rallentamento della progressione delle feci nel colon, con conseguente insorgenza di stitichezza.

All’opposto, se le contrazioni muscolari sono coordinate ma notevolmente aumentate, le feci possono avanzare più rapidamente attraverso il colon, con la conseguente comparsa della diarrea.

Alla luce di tutto questo si può concludere che:

  1. La IBS può essere considerata una disregolazione dell’asse intestino-cervello, con alterazione della comunicazione bidirezionale tra i due sistemi e con conseguenze a livello di reazioni viscerali e di apparato neuroendocrino e neuroimmune.

Questo perché causa:

– una infiammazione della mucosa intestinale,

– un’allerta inappropriato del sistema immunitario,

– un aumento della permeabilità,

che sono alcune delle funzioni correlate al microbiota (guarda anche: “Il microbiota e il suo ruolo nelle malattie neurodegenerative“).

Non a caso, è esperienza comune – e facilmente verificabile – che i soggetti con stipsi lamentino cefalea, nervosismo e malessere emotivo correlato alla evacuazione difficoltosa.

In: Mishima 2020

Gli scienziati indagano ancora su IBS e microbiota: cosa aspettarsi dal futuro?

I ricercatori hanno studiato il probabile ruolo del microbiota intestinale nella sindrome dell’intestino irritabile e hanno evidenziato alcuni fatti interessanti, anche se ancora da chiarire è se tali evidenze siano cause, concause o conseguenze.

Ecco cosa è emerso dagli studi:

  • I pazienti con IBS hanno un microbiota caratterizzato da una bassa diversità di specie (disbiosi). Coloro che non rispondono alla dieta FODMAP hanno un grado di disbiosi più severo degli altri.

Il microbiota dei pazienti con IBS è diverso da quello dei soggetti sani, in quanto predominano le specie proinfiammatorie. Si nota, infatti, un aumento di Firmicutes (soprattutto il gruppo Clostridium e Ruminococcaceae) ed una diminuzione di Bacteroidetes, Bifidobacterium, Lactobacillus e Faecalibacterium prausnitzii (quest’ultimo è uno dei maggiori produttori di butirrato, un acido grasso a catena corta ad effetto protettivo sulla mucosa intestinale ed immunomodulante).

In: Rodino-Janeiro 2018
  • I Methanobacteriales (ceppi produttori di metano) sono più abbondanti nella sindrome dell’intestino irritabile con costipazione (IBS-C) e meno nella sindrome dell’intestino irritabile con diarrea (IBS-D), ma comunque più rappresentati che non negli individui sani.
  • In ratti riceventi il microbiota di pazienti con IBS, si manifestano variazioni del transito intestinale e dolore addominale, probabilmente per un innalzamento dei livelli locali di istamina e proteasi (di cui i Firmicutes sono produttori) e alterazioni del comportamento.
  • La supplementazione di probiotici – con aumento dei Bifidobacteria, Lactobacillus plantarum, Escherichia coli, Saccharomyces cerevisiae e Streptococcus faecium – si è dimostrata utile per:
  • migliorare i sintomi dell’IBS,
  • ridurre la motilità intestinale e l’ipersensibilità viscerale,
  • abbassare il grado di infiammazione e permeabilità della mucosa,
  • ripristinare le difese contro i patogeni,
  • modulare il comportamento ansioso e l’attività del sistema nervoso centrale.

In genere, sono da preferire bevi periodi a trattamenti prolungati.

  • I pazienti con IBS hanno una minor densità di cellule endocrine nel tubo digerente.

Queste cellule producono almeno 14 molecole a funzione ormonale locale e sistemica, sensibili al contenuto ed agli stimoli dell’intestino (cibi ricchi di carboidrati inducono secrezione di GIP- Gastric Inhibitory Peptide – ed enteroglucagone ad esempio). Tali molecole interagiscono con il sistema nervoso a livello enterico e centrale per regolare la motilità, la sensibilità viscerale, l’assorbimento dei nutrienti, la proliferazione cellulare, l’appetito (guarda anche: “Si può prevenire l’obesità grazie al microbiota?), il sistema immunitario locale“.

È stato notato che la dieta influisce sulla quantità e funzionalità delle cellule endocrine.

Si è osservato poi che il trapianto fecale in pazienti con IBS ha aumentato la densità delle cellule endocrine nell’intestino, con miglioramento dei sintomi.

In Italia, il Policlinico Agostino Gemelli di Roma è stato il primo polo ad effettuare il trapianto fecale. Sulla base degli studi effettuati, è stato possibile sviluppare un prodotto che trova origine proprio per  imitazione del microbiota di un donatore sano di feci.

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Frutto di studi clinici e della collaborazione proprio tra il Policlinico Agostino Gemelli di Roma con Deltha Pharma e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, il MASUROTA® contiene al suo interno specifici microorganismi probiotici selezionati, che si sono rivelati capaci di modificare in modo positivo la composizione del microbiota dei pazienti cui sono stati somministrati.

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